Breve storia della fantascienza e del fantastico in Portogallo - Parte II

a cura di Stefano Valente

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II. IL CUORE "ANTICO" DELLA FANTASCIENZA PORTOGHESE

Le incursioni nel fantastico dell'Ottocento

Lo scrittore portoghese Camilo Castelo Branco - immagine in pubblico dominio - fonte Wikipedia

Camilo Castelo Branco, autore de A Caveira da Mártir.

Sono numerose le incursioni nel fantastico da parte dei maggiori scrittori dell'Ottocento portoghese. Per le quali non è possibile, tuttavia, parlare ancora di una produzione fantascientifica strictu sensu.

Il poeta, drammaturgo e diplomatico Almeida Garrett (1799-1854), autore del famoso romanzo-descrizione del proprio Paese Viagens na Minha Terra e dei notissimi drammi romantici Camões e Dona Branca, nel 1818 scrive O Retrato de Vénus (nota 1). L'opera gli costerà l'accusa di «materialista, ateu e imoral» e un processo giudiziario.

Tra realismo e romanticismo si pongono i lavori di Camilo Castelo Branco - il primo autore lusitano che vivrà esclusivamente della propria opera, nominato soprattutto per Amor de Perdição, del 1862 (nota 2) -: suoi sono O Esqueleto (nota 3), l'esteso e tenebroso Anátema, A Caveira da Mártir - in cui un cadavere viene dissepolto per trafugarne il teschio (nota 4) -, il notissimo Os Mistérios de Lisboa e dos Seus Crimes (1854) (nota 5), adattato per il cinema da Raul Ruiz nel 2010; da ricordare pure O Livro Negro de Padre Diniz (il prosieguo de Os Mistérios de Lisboa) e Coisas Espantosas (nota 6) che svolge tematiche sociali.

Non si può prescindere, poi, dal massimo esponente del realismo portoghese: Eça de Queiroz (o de Queirós, secondo l'ortografia successiva). A lui si devono capolavori come O Crime do Padre Amaro (1875), A Relíquia (1887), Os Maias (1888), A Ilustre Casa de Ramires (1900) (nota 7). Dalla sua penna nascono racconti di contenuto o sfondo fantastico (e "agiografico") quali O Defunto, O Suave Milagre, Santo Onofre, S. Cristóvão, S. Frei Gil (nota 8), le Lendas de Santos (nota 9), Adão e Eva no Paraíso, nonché un Dicionário de Milagres (nota 10) incompleto. E, soprattutto, la novella O Mandarim.

Eça de Queiroz e il «paradosso del mandarino»

Pubblicato nel 1880, O Mandarim segna prepotentemente la deriva fantastica del realismo nella letteratura portoghese. Ed è, per molti versi, una sorta di manifesto di una nuova, irrimandabile esigenza: per usare le parole dello stesso Eça de Queiroz «Sobre a nudez forte da verdade o manto diáfano da fantasia» (nota 11).

Con l'ironia, a volte crudele, che lo contraddistingue, lo scrittore narra le vicissitudini e il dramma morale di Teodoro, un mediocre impiegato di Lisbona. Alla sua porta bussa un giorno uno sconosciuto; ha con sé un campanello, ogni qualvolta Teodoro lo suonerà, dall'altra parte del mondo, nell'esotica Cina, morrà un uomo, ma non un uomo qualsiasi: un facoltoso mandarino. E Teodoro, senza correre alcun pericolo d'essere scoperto, ne riceverà beni e ricchezze.

O Mandarim sviluppa fino alle estreme conseguenze il cosiddetto «paradosso del mandarino» (introdotto da Balzac nel suo Père Goriot): la possibilità di uccidere in segreto e impunemente, e la risoluzione nel farlo - con le relative implicazioni etiche che questo comporta.

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Locandina del film "The Box" - immagine utilizzata in bassa risoluzione a fini di divulgazione culturale - fonte Wikipedia

Locandina del film "The Box", riadattamento dell'opera portoghese O Mandarim.

La novella di Eça de Queiroz è stata ripetutamente ripresa e riadattata, più o meno fedelmente; due esempi per tutti: la commedia musicale Un mandarino per Teo di Garinei e Giovannini (1960), e il film The Box di Richard Kelly (2009), il regista di Donnie Darko.

Ma per la fantascienza vera e propria - o ficção científica (FC), per usare il corrispettivo portoghese - i tempi non erano ancora maturi. Tralasciando di citare opere tuttora di rilievo nell'ambito della Storia del Folclore (si pensi alle raccolte Contos Tradicionais do Povo Português (nota 12), pubblicata nel 1834, e Contos Fantásticos, del 1865, entrambe di Teófilo Braga, che fu tra l'altro il secondo presidente della giovane repubblica (nota 13), e poi Lendas e Narrativas - 1851 - del romantico Alexandre Herculano, in cui spicca il racconto della leggenda A Dama Pé-de-Cabra (nota 14)), antologie ricche di tutti i contenuti favolosi che le credenze e la tradizione orale del Paese tramandavano, si dovrà giungere alla fine del XIX secolo per veder dato alle stampe il primo vero romanzo di genere.

Il cuore "antico" della fantascienza portoghese

È il 1895: esce O Que Há de Ser o Mundo no Ano Três Mil (nota 15) di Pedro José Suppico de Moraes, una visione della società del futuro e un evento decisamente nuovo nel panorama culturale del momento. Nuovo e paradossale. Perché il libro è in realtà un recupero dal passato, addirittura dagli inizi del Settecento! Suppico de Moraes era infatti il Moço de Câmara, ossia il ciambellano, del re Dom João V. E non sarà ricordato per la sua "anticipazione del futuro", ma per le sue due summae di enunciati e massime storiche e filosofiche: la Colleçaõ Politica de Apothegmas ou ditos agudos, e sentenciosos, che l'autore dedicherà al monarca nel 1718, e la Colleçaõ Moral de Apothegmas ou ditos agudos, e sentenciosos che Suppico de Moraes offrirà all'Infante Dom Francisco.

Non è una forzatura definire O Que Há de Ser o Mundo no Ano Três Mil di Pedro José Suppico de Moraes il primo vero romanzo fantascientifico lusitano. È però un dato incontrovertibile che la SF, all'interno dei confini portoghesi, da quel 1895 dell'utopia del Moço de Câmara di Dom João V, segnerà una nuova battuta d'arresto (nota 16).

L'ininterrotta parentesi fantastica fino alla «Colecção Azul»

Per l'ambito "fantastico" in senso più ampio, invece, il Portogallo e la sua letteratura mostreranno un interesse e un'inclinazione che non s'interromperanno mai - sino ai nostri giorni.

È stato merito dell'Editorial Caminho, tra gli anni Ottanta e Novanta, nella sua «Colecção Azul», quello di far conoscere - o riscoprire - racconti, novelle e romanzi classificabili come fantastici, che appartengono alla produzione di poeti e scrittori sicuramente "non di genere". Nella collana, accanto a titoli ormai notissimi anche fuori dei confini lusitani, come il lungo racconto Um Jantar Muito Original di Fernando Pessoa (nota 17), è così apparso Mário de Sá-Carneiro e i suoi A Confissão de Lúcio, A Grande Sombra, A Estranha Morte do Professor Antena, O Fixador de Instantes (nota 18) (gli ultimi tre inclusi originariamente in Céu em Fogo (nota 19), del 1915).

Il modernista portoghese Mário de Sá-Carneiro - immagine in pubblico dominio - fonte Wikipedia

Il modernista portoghese Mário de Sá-Carneiro.

Amico di Pessoa e, con questo, condirettore della rivista «Orpheu», Sá-Carneiro è tra le personalità di spicco del modernismo portoghese. A Confissão de Lúcio, del 1914, si articola su una struttura «gialla» sulla scia dei racconti fantastici di Poe; struttura, tuttavia, "decostruita" (con Sá-Carneiro siamo in piena avanguardia) in chiave funzionale alla confessione, per l'appunto, dell'io narrante. Al centro della vicenda un triangolo amoroso, e i temi della follia, della passione anormale - omosessuale - e del suicidio (Sá-Carneiro morrà suicida a Parigi due anni dopo, nel 1916, a soli 25 anni).

Da ricordare pure Il principe dalle orecchie d'asino e Ci sono più mondi (O Príncipe com Orelhas de Burro, 1942; Há Mais Mundos, 1962), del modernista più tardo José Régio. Le avventure di Giovanni senza paura (As Aventuras Maravilhosas de João Sem Medo, 1963) di José Gomes Ferreira, un «panfleto mágico» e un «divertimento literário» destinato ai giovani lettori, con un personaggio fanfarone all'interno di molti universi magici, il proprio e quelli delle altre figure incontrate sul cammino, ma anche una profonda parabola ironica sul fascismo portoghese e sull'arretratezza di una nazione intera. I racconti raccolti in Contos do Gin-Tonic (1973) e in Novos Contos do Gin (1974) del surrealista (e pittore) Mário-Henrique Leiria, e i suoi - più prettamente fantascientifici, e caustici come tutta la produzione dell'autore - Casos do Direito Galáctico (1975): cinque «casi esemplari sottoposti ad analisi nel Corso di Diritto Galattico per studenti della federazione mista (umanità del 1º Agglomerato Stellare) all'Università Regionale di Aldebaran 3» (nota 20). E O Físico Prodigioso (1966) del poeta Jorge de Sena, una novella cavalleresca narrata adottando un registro linguistico "medievale", che prende il via da un patto col Demonio.

Ma proseguendo in questa digressione - o salto temporale - offerta dai recuperi "fantastici" della «Colecção Azul» avremo modo di incontrare altre figure, tanto rilevanti quanto forse misconosciute. È il caso - come vedremo - di Romeu de Melo, uno scrittore-chiave per la comprensione del fenomeno fantascientifico lusitano e della sua originalità, e al tempo stesso il simbolo della transizione verso una vera e propria letteratura di genere.

Note

1. "Il ritratto di Venere".

2. Amore di perdizione, tradotto in vari idiomi - dall'inglese fino al norvegese ed al cinese - è probabilmente la più celebre storia passionale del panorama letterario lusofono (peraltro ispirata alle vere vicende dello zio dello stesso autore, Simão António Botelho, recluso per omicidio nelle carceri di Oporto). Da Amor de Perdição sono stati tratti ben quattro film e vari adattamenti televisivi.

3. "Lo scheletro".

4. "Il teschio della martire". Il romanzo si svolge all'epoca dell'inquisizione.

5. "I misteri di Lisbona e dei suoi delitti".

6. "Il libro nero di Padre Diniz" e "Cose impressionanti, incredibili".

7. Tradd. italiane: Il crimine di Padre Amaro, La reliquia, I Maia, L'illustre casata dei Ramires.

8. Cfr. nota 17.

9. "Leggende di santi".

10. "Dizionario di miracoli".

11. «Sotto la nudità forte della realtà il manto diafano della fantasia»; è la frase che, sette anni più tardi, farà da sottotitolo al romanzo A Relíquia.

12. "Racconti tradizionali del popolo portoghese".

13. Teófilo Braga sarà anche autore di Frei Gil de Santarém (1905), libro imperniato sulla leggenda del monaco santo e medico del Medioevo portoghese che firma - una sorta di Faust ante litteram - il patto con il Diavolo.

14. "La dama Piè-di-Capra".

15. "Ciò che sarà il mondo nell'anno tremila".

16. Anche se, secondo alcuni, il primo vero testo fantascientifico portoghese sarebbe l'articolo Lisboa no Ano 2000, dell'ingegnere civile Mello de Mattos, apparso in un numero della rivista «Illustração Portugueza» nel 1906. Vi compare una descrizione della futura capitale portoghese come il fremente centro mondiale, all'avanguardia in ogni campo d'innovazione tecnologica: primo fra tutti quello dei trasporti (con la sua metropolitana sopraelevata e il tunnel sotto il fiume Tago che la collega a Seixal). Tornando a O Que Há de Ser o Mundo no Ano Três Mil va però detto che sarebbe forse attribuibile al ben più tardo José de Ribeiro de Sá (1822-1865), nobile e commendatore che si dedicò pure alla cronaca giornalistica (lo fa notare ad esempio lo scrittore e saggista Álvaro de Sousa Holstein). Il libro si rifarebbe direttamente all'opera di Émile Souvestre Le Monde Tel qu'il Sera (Parigi, 1846), considerato una delle prime distopie letterarie: con una società totalitaria, assoggettata alle macchine e al sistema bancario; la Polinesia è il centro di questo mondo "rovesciato", governato da un trono vuoto, dove anche l'allattamento dei neonati dipende da macchinari a vapore.

17. Trad. italiana: Una cena molto originale.

18. "La confessione di Lúcio", "La grande ombra", "La strana morte del professor Antena", "Il fissatore di istanti".

19. "Cielo in fiamme".

20. Mário-Henrique Leiria fu, tra l'altro, anche traduttore di opere di fantascienza; sua, ad esempio, la versione portoghese di un classico fra i romanzi distopici come Brave New World (trad. it.: Il mondo nuovo) di Aldous Huxley (1932).

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