L'influenza della mitologia ebraica nelle ambientazioni fantasy
Prima parte: dagli antichi miti ebraici agli angeli e demoni.

a cura di Mario Micolucci

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  1. Prima parte: dagli antichi miti ebraici agli angeli e demoni (questa pagina)
  2. Seconda parte: le creature terrene mitologiche
L'arca dell'alleanza - Immagine rilasciata sotto licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 2.5 Generic, fonte Wikimedia Commons, utente SchuminWeb

Il monoteismo ebraico, qui rappresentato dall'Arca dell'Alleanza tra Dio e il Popolo Eletto, pur non essendo storicamente originale, ha sicuramente avuto la più grande influenza sulle ambientazioni fantasy.

Generalità

La finalità di questa breve trattazione è quella di fornire informazioni di carattere introduttivo su come la mitologia ebraica abbia influenzato l'universo dei fantasy con particolare attenzione alle creature fantastiche che in esso compaiono. Per evitare di incappare in tematiche che richiederebbero un'eviscerazione molto più approfondita e non adatta a un semplice articolo, non scriverò che qualche riga in merito a come la rivoluzionaria prospettiva monoteistica abbia determinato le basi stesse su cui sono state erette le fondamenta di molte ambientazioni. In estrema sintesi, la nascita dell'ebraismo segna in maniera definitiva l'avvento di una religione della Luce, intesa come verità assoluta. Insomma, il Creato stesso compie un'evoluzione lineare volta alla perfezione: tutto ciò in contrapposizione con la visione ciclica dell'Universo tipica del contesto religioso in cui l'ebraismo irrompe e caratterizzante gran parte delle attuali religioni orientali. Se la via per la perfezione è una ed essa passa per un'unica verità, va da sé che il passaggio dal politeismo al monoteismo risulti un elemento imprescindibile.

Viene, quindi, introdotto un nuovo modo di percepire il mondo, non più relativistico, ma assolutistico: una chiave di lettura della realtà che ha, poi, attraverso diversi passaggi, infuso quella che è l'attuale cultura occidentale. La netta distinzione tra bene e male che salta all'occhio nelle opere di J.R.R. Tolkien e che viene ripresa nella maggior parte dei fantasy epici è figlia di tale rivoluzione, avvenuta presumibilmente nel tredicesimo secolo a.C. in corrispondenza con gli eventi narrati nell'Esodo. L'avvento dell'ebraismo non è improvviso, ma fa seguito a numerosi altri tentativi e prototipi di religione monoteistica. In questa sede, cito solo ciò che è avvenuto in Babilonia con Marduk o Bel dove la concezione risente ancora degli stilemi del politeismo e in Egitto con il tentativo fallito d'introduzione dell'unico Dio Aton ad opera del faraone Amenothep IV che prese il nome di Akhenaton. Li cito perché queste evidenze sono collegate da un filo rosso che mena alla definitiva affermazione del Dio ebraico Yahweh. Chiudo qui questo argomento, per non deviare dalle finalità dell'articolo.

Un'altra nota importante riguarda le influenze che hanno permesso la strutturazione della mitologia ebraica. Non è un mistero l'eredità culturale dell'ebraismo nei riguardi dei sumeri: d'altra parte, lo stesso Abramo riconosciuto come padre di tutta la loro stirpe era un sumero di Ur. Tale evidenza risalta nel fatto che gran parte dei testi sacri arcaici non sono altro che una riscrittura in chiave monoteistica di testi ben più antichi di origine prevalentemente sumera. Pertanto, alcune delle creature che introdurrò non sono un'esclusività dell'ebraismo, alcune altre, sì. D'altro canto, ci sono figure mitologiche che sono di origine ebraica e che hanno trovato una rievocazione nel fantasy sotto altro nome perché riprese dalla mitologia di altri popoli.

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Le tematiche che approfondirò in seguito, sono, comunque, più leggere e riguardano la presentazione di creature e figure mitologiche che spesso ritroviamo nelle ambientazioni fantasy, siano esse create per opere di narrativa, fumetti, per videogiochi, giochi di ruolo o quant'altro. Le fonti utilizzate non riguardano i soli testi sacri ufficiali, ma anche altri libri appartenenti all'universo ebraico che pur essendo in molti casi citati nella Bibbia stessa, sono stati soppressi in ragione dell'affermazione di un'unica verità. Purtroppo, di molti di essi non rimangono che infimi frammenti, comunque di elevato interesse culturale. Tra tutti, Il Libro di Yahweh (Isaia XXXIV 16) è quello che, più di ogni altro, tratta di animali mitologici.

Per finire consiglio a tutti coloro che volessero approfondire l'argomento, la lettura del saggio di R. Graves e Raphael Patai "I miti ebraici" e ne approfitto per citarlo come fonte di molte delle informazioni che riporterò in seguito.

Angeli e demoni.

Gli angeli, ma soprattutto i demoni rientrano nel repertorio di molte mitologie oltre quella ebraica. Mi appare inutile disquisire su come tali esseri spadroneggino nella maggior parte delle produzioni fantasy. E', invece, interessante focalizzarsi su quali caratteristiche e forme assumano nei testi mitologici o sacri in questione.

E' ovvio che in ottica teologica, i contenuti vadano interpretati per la loro valenza simbolica ed è altresì scontato che utilizzare tali scritture come testi storici o addirittura scientifici possa generare paradossi ormai superati con il medioevo stesso. Tuttavia il fantasy, introducendo ambientazioni che scimmiottano le antiche credenze sulla natura delle cose, reimpiega e reinterpreta tali contenuti, proprio nei loro aspetti più letterali. Pertanto, se la trattazione in questa sede riporta le descrizioni focalizzandosi soprattutto sugli aspetti descrittivi presi alla lettera, lo fa perché la finalità è quella di speculare in merito alle influenze sulle ambientazioni fantastiche e non quella di indagare sul divino né sull'universo né tanto meno sulla storia.

Gli angeli vengono presentati quali esseri dai poteri straordinari appartenenti al piano di esistenza celeste ed esistenti, già, prima dell'avvento dell'uomo. Gli angeli hanno la facoltà di volare, pertanto, sono figurati come esseri alati, con ali simili a quelle degli uccelli: d'altra parte, ai tempi non vi erano altri modi attraverso i quali immaginare come si potesse operare il prodigio del volo.

Lucifero, l'angelo caduto - immagine in pubblico dominio, fonte Wikimedia Commons, utente Hohum

Lucifero, "il più splendente" o Samael o Satana, nelle sue molte forme è il più famoso degli angeli ribelli.

L'essere umano, pur essendo,apparentemente di rango inferiore a qualsiasi angelo, è l'unica creatura di Dio fatta a sua immagine e somiglianza. Ciò, unito al fatto che gli angeli stessi vengano messi al servizio degli uomini scatena le rimostranze di alcuni di loro. Proprio da ciò, nasce una guerra intestina tra tali esseri e la conseguente netta separazione tra Bene e Male. A capo della rivolta c'è l'arcangelo Samaele, altresì noto come Satana o Lucifero, portatore di Luce, cioè il più splendente tra tutti gli angeli e loro principe. Come ho esposto nel paragrafo introduttivo, la Luce è la base delle religioni monoteiste ed è l'essenza di Dio, pertanto definire Lucifero come il più splendente ha un significato più che esplicito. Quelli che spesso vengono presentati come esseri spirituali combattono una guerra che di etereo ha ben poco: ciò è dovuto anche al contesto arcaico di stesura di quei testi, un'epoca in cui era ancora difficile concepire concetti del tutto separati da una rappresentazione materiale e tangibile. Sta di fatto che gli angeli fedeli al disegno di Dio vincono, con l'arcangelo Michele che sconfigge Lucifero. I vinti vengono esiliati dal Regno Celeste per assumere l'appellativo di angeli decaduti.

Un passo molto interessante, riferito in alcune versioni della Genesi, narra di Samaele che fa sfoggio delle sue virtù dinnanzi all'Onnipotente con lo scopo di dimostrargli la sua incontestabile superiorità rispetto ad Adamo a cui si riferisce come essere fatto di polvere. Dio che conosce pregi e difetti delle sue creature, lo umilia chiedendogli di dare semplicemente un nome a degli animali: per lui il compito risulta impossibile, mentre per il primo uomo è semplicissimo. Sembrerebbe un aneddoto banale, ma l'ho riportato poiché coglie l'essenza dell'essere a immagine e somiglianza di Dio: l'uomo è simile all'Onnipotente perché conferendo dei nomi a ciò che lo circonda, crea a sua volta un suo personale universo. Quindi, immaginare un mondo fantastico ove ambientare la propria opera è l'esercizio che, più di ogni altro, ci avvicina al Creatore stesso. Questa, ovviamente, è solo una provocazione, ma rende l'idea sulle particolari sensazioni che si provano nel farlo.

Per descrivere, seppur in sintesi, la cosmologia mitica sarebbe necessario un articolo a parte, soprattutto se si volesse speculare sulle diverse versioni. Ivi, mi limiterò a riferire che in prevalenza i documenti stabiliscono che esistano sette terre e sette cieli. Le prime sono abitate da esseri materiali catalogati in base al loro essere giusti o meno, l'uomo occupa la settima terra. I secondi ospitano figure tipiche dell'atmosfera e della volta celeste, quali astri, venti, sole, nubi, tenebre oppure esseri immateriali. In particolare i giganteschi angeli decaduti occupano il quinto cielo standovi accucciati e in perpetua disperazione; nel sesto cielo vi sono sette fenici, sette cherubini, e schiere di angeli che presiedono alle evidenze del nostro mondo quali il tempo, i fiumi, i mari, le messi, l'umanità e quant'altro: in questo aspetto resiste la visione spiritualistica ereditata dalle precedenti religioni. Il settimo cielo è, per antonomasia, il culmine dell'elevazione: è fatto di Luce ineffabile e ospita arcangeli, cherubini, serafini e i troni, oltre che l'Onnipotente.

Ho appena menzionato la fenice, il portentoso uccello di fuoco che si dice rinasca dalle sue ceneri. Essa è tipicamente un essere appartenente alla mitologia egizia, tuttavia per le ragioni di eredità culturale accennate nel primo paragrafo, fa capolino anche nelle scritture ebraiche, pur non rivestendo in esse un ruolo fondante. Molte ambientazioni fantasy non rinunciano a contemplare una così suggestiva creatura nella proprio universo. Ecco perché l'ho citata.

Le schiere angeliche vengono classificate attraverso una gerarchia di ordini che elenco dal meno al più elevato: angeli, arcangeli, principati, potestà, virtù, dominazioni, troni, cherubini e serafini.

Trattare tali schiere in maniera approfondita richiederebbe uno strumento diverso da un semplice articolo, pertanto riporterò solo gli aspetti maggiormente suggestivi che a mio avviso hanno, più degli altri, influenzato il nostro immaginario e, di conseguenza, anche la creatività di chi si accinga a inventare degli universi fantastici.

Innanzitutto, man mano che si sale di ordine, tendenzialmente le figure sono sempre meno antropomorfe e sempre più assomiglianti a fenomeni della natura o a concetti astratti, o meglio, astratti in maniera primitiva, nel senso che la narrazione risale a tempi in cui non vi era una capacità astrattiva evoluta come quella odierna. Ho usato la parola "tendenzialmente" perché non è così in generale, tant'è vero che spesso le figure di serafini e cherubini, in alcuni scritti, assumono sembianze bizzarre, ma comunque simili a quelle umane. Ciò avviene, invece, più raramente per principati, potestà, virtù, dominazioni e troni.

Gli angeli sono spesso simili a uomini, ma dall'aspetto radioso. Essi sovrintendono a tutte le attività dell'uomo e spesso fungono da messaggeri. Il loro numero è tale da poter intervenire in favore di ogni singola opera umana.

Gli arcangeli sono i più grandi inviati di Dio e intervengono nelle questioni umane di maggiore pregnanza.

I principati spesso rappresentati come raggi luce e sono coloro che gestiscono il tempo e l'equilibrio geopolitico stabilendo il destino delle nazioni.

Le potestà sono rappresentati come vapori nebbiosi dalla colorazione variopinta e sono i custodi della storia.

Le virtù sono gli ispiratori dell'arte e della scienza. Sono rappresentati come lampi abbaglianti di luce.

Le dominazioni, difficilmente, assumono forma fisica e sembra non interagiscano direttamente con l'uomo. Il loro compito è coordinare l'operato delle schiere angeliche che gli sono inferiori, indirizzandole in conformità con gli ordini che ricevono dalle cerchie superiori.

I troni, noti anche come ruote celesti, hanno una forma mutevole e dagli infiniti colori: essi assomigliano a macchine fatte di ingranaggi rotanti in maniera interconnessa l'uno con l'altro che si evolvono in configurazioni sempre diverse. Ciascuna ruota è caratterizzata da numerosi occhi. Hanno il compito di trasporre in indicazioni operative, da fornire alle dominazioni, le intuizioni creative dei cherubini.

I cherubini sono sommi latori della conoscenza e sono coloro che meglio conoscono Dio. Solo i serafini li superano come vicinanza all'Onnipotente poiché questi ultimi sondano il suo Amore e risplendono di esso. Sono i guardiani del firmamento: quindi, spesso, sono impersonati dagli astri e, a volte, dal sole stesso. Secondo alcuni scritti, due di essi sono stati messi a guardia dell'Eden per impedirne l'accesso. In tale occorrenza sono raffigurati come quattro spade di fuoco rotanti: le svastiche per intendersi. In altri casi, però, come ho accennato prima, assumono caratteristiche antropomorfe. In particolare è la tradizione iconica cristiana, che suole attingere alla mitologia ebraica apocrifa per l'esattezza essena, a prediligere tale rappresentazione: essa li descrive come angeli dotati di quattro ali e quattro facce. Ovvero una di bue, una di uomo, una di leone e una d'aquila. Quelli che, poi, sono i simboli attribuiti ai quattro evangelisti proprio per dichiarare che i quattro vangeli nella loro completezza ambiscono alla conoscenza suprema, la Verità, virtù antonomastica dei cherubini stessi.

Serafini rappresentati nel manoscritto medievale del XIV secolo "Petites Heures de Jean de Berry" - immagine in pubblico dominio, fonte Wikimedia Commons, utente Svajcr

Serafini rappresentati nel manoscritto medievale del XIV secolo "Petites Heures de Jean de Berry".

I serafini sono il grado più elevato delle schiere celesti. Risplendono dell'Amore di Dio e la loro luce non può essere mirata da occhi mortali: pertanto non possono essere descritti da parole. Intonano il canto che muove il cosmo stesso. Come per i cherubini, anche per i serafini, esiste un'incarnazione fisica, cioè quella di esseri antropomorfi con tre coppie di ali: una per volare, una per coprirsi il volto e una per coprirsi i piedi. Gli arcangeli Michele, Gabriele, Raffaele vengono catalogati dalla tradizione cristiana come serafini. Samaele è esplicitamente indicato come tale anche nella Bibbia canonica ebraica. Nel corso, soprattutto, del medio evo gli asceti e gli studiosi della Chiesa si sono molto interrogati sulla natura degli angeli, pertanto le speculazioni e le interpretazioni più suggestive e bizzarre risalgono spesso a quel periodo.

Darò ora una breve descrizione dei sette angeli di cui si menziona il nome nei testi ebraici: Michele, Gabriele e Raffaele sono presenti nella Bibbia, Uriele, Raguele, Sariele e Remiele no. Per questi ultimi farò riferimento a come sono descritti negli apocrifi e soprattutto nel Libro di Enoch. Tali angeli o almeno i primi quattro sono stati fonte inesauribile di ispirazione per l'estro degli scrittori del fantastico.

Michele, la mano destra di Dio, è il capo delle milizie celesti che sconfigge e scaccia Samaele. E' spesso rappresentato con una spada. In alcuni passi assume anche il ruolo di messaggero.

Raffaele è colui che cura, quindi il suo nome si contrappone al demone Asmodeo che invece arreca la morte. Infatti, è presentato nel libro di Tobia come l'emissario di Dio che esorcizza un maleficio che grava sulla sposa di Tobia e che cura la cecità di suo padre.

Gabriele, conosciuto come la mano sinistra di Dio, è il messaggero e colui che riferisce profezie. Nella tradizione ebraica, a volte, è appellato anche come messaggero di morte. La religione cristiana lo menzione come colui che reca il messaggio dell'incarnazione divina nel ventre di Maria.

Uriele viene spesso rappresentato con una spada fiammeggiante. Esso viene menzionato come il cherubino a guardia dell'Eden. Tipicamente, i cherubini vengono correlati a fenomeni inspiegabili della volta celeste ed egli, infatti, è associato al prodigio del tuono. E' anche conosciuto come l'angelo arreca terrore: come il tuono che incarna. Sono molto stimolanti alcuni miti che lo vedono impazzire d'ira e arrecare grandi sconvolgimenti.

Raguele, l'amico di Dio, è l'arcangelo della giustizia, dell'equità e dell'armonia.

Sariele, il comando di Dio, è anche conosciuto come l'angelo che reca l'aiuto di Dio ed è colui che ha insegnato all'uomo il calendario lunare.

Remiele, il fulmine di Dio, colui che porta le visioni di speranza agli uomini. E' anche l'angelo che reca le anime in Paradiso.

Menziono, ora, alcune figure assai caratteristiche che nell'universo fantasy sono o sarebbero catalogate come demoni o mezzi-demoni.

Innanzitutto, Lilith. Tale essere femminile è molto trattato nella mitologia ebraica, però la bibliografia sacra canonica l'ha eliminata perché di intralcio al messaggio di ineffabilità del Creatore che si intendeva trasmettere. Tuttavia tale epurazione non è stata perfetta: essa, infatti, viene citata nel Libro di Isaia (10 6) quale abitante di rovine desolate.

Gli aneddoti e le storie che la riguardano sono molteplici e spesso discordanti, quindi riferirò solo quelle a mio avviso più suggestive. Lilith sarebbe la prima donna, antecedente Eva. Ella fu creata non dalla polvere pura raccolta nei quattro angoli del mondo come Adamo, ma da sedimenti e lerciume. Dall'unione del primo uomo con Lilith e successivamente con Naamah, figlia sua e di Caino, nacquero numerosi demoni tra cui Asmodeo.

La convivenza tra Adamo e Lilith non fu pacifica, tant'è vero che ella si rifiutava di sottomettersi all'uomo: ciò è esplicitato dal fatto che non accettasse di giacere sotto lui. Alla fine, ella abbandonò Adamo e l'Eden per divenire la Regina di regni diversi in epoche diverse, lo fece prima che Dio condannasse a invecchiare Adamo ed Eva, così non perse la sua immortalità. Lilith assume in questo modo connotazioni demoniache e le scritture stesse si rivolgono a lei come a un demone. Ella e la sua figlia prediletta Naamah, sono i demoni che strangolano bambini e che seducono uomini nel sonno giacendo su di loro fino a renderli succubi e a ucciderli. Per proteggere i neonati da una sorte nefasta, alcune comunità ebraiche solevano disegnare un cerchio sulla porta e scriverci "Adamo ed Eva, via Lilith!" Oppure, usavano colpire con un dito le labbra del bimbo per scacciarla.

E' narrato che Dio l'abbia condannata a uccidere ogni giorno cento demoni della sua prole, ma questa è così numerosa che, comunque, molti di essi sopravvivono per infestare il mondo. Una versione della genesi, per superare l'arcano, dell'avvento del male nella prole di Adamo, uomo perfetto e a immagine del Creatore, asserisce che mentre egli ha avuto Abele da Eva, Caino sia nato dalla sua unione con Lilith. Per concludere, era credenza diffusa che giacendo con gli angeli decaduti stessi, ella abbia generato le lilim che sono una prole demoniaca capace di sedurre e rendere succube chiunque. Persino, alcuni angeli scesi sulla terra per indagare sulla corruzione dell'uomo sono stati irretiti dalle lilim e ciò li ha vincolati al piano terreno rendendo anch'essi angeli decaduti. A questo punto, mi pare superfluo indicare quale sia il demone che ella e la sua prole abbiano ispirato. Una creatura demoniaca che spadroneggia nella produzione fantasy e soprattutto nei videogiochi: la succube.

Anche la figura di Caino, assume spesso caratteristiche demoniache o semi-demoniache. In particolare il marchio che egli riceve dopo il fratricidio trova diverse interpretazioni, tuttavia la più diffusa vuole che fosse un corno. Tant'è vero che egli finisce ucciso dal suo bisnipote Lamech, il più grande dei cacciatori. Questi, ormai vecchio, aveva perso la vista, tuttavia non aveva rinunciato a cacciare e lo faceva grazie alla guida di suo figlio Tubal Cain. Quest'ultimo vide il corno del suo avo tra le fronde e scambiandolo per quello di una bestia, invitò il padre a tendere il suo prodigioso arco e lo aiutò ad aggiustare la mira per colpirlo. Lamech, quando fu messo a corrente dell'errore, agitò le mani per la disperazione e, inavvertitamente, uccise anche il figlio.

Caino uccide Abele - immagine in pubblico dominio, fonte Wikimedia Commons, utente Jan Arkesteijn

Caino uccide Abele.

Esistono diverse versioni sulla nascita di Caino, ma la maggior parte lo indica come il primogenito di due o quattro gemelli. Le altre due sono due femmine, una, Quelimath, somigliante ad Abele, l'altra, Lebhudha, a Caino. Tra i due Caino era il più bello e splendente, Abele il più forte e robusto. Esistono diverse versioni sulla causa scatenante il fratricidio. Si può affermare che, in generale, Caino fosse un agricoltore e Abele un pastore. La versione canonica vuole che il primo, più parco rispetto al fratello nella sua offerta a Dio, veda la sua rifiutata: l'ira aizzata dall'invidia lo porta a compiere l'infame gesto. In un'altra versione il primo riceve in eredità la terra e i suoi frutti, l'altro tutti gli animali: i due litigano perché Caino si rifiuta di far pascolare i greggi di Abele. Oppure, giungono allo scontro perché, essendo il maggiore, Caino pretende i due terzi dell'eredità terrena. Oppure, l'infausto alterco nasce dal contendersi una donna, il secondo tentativo di Dio di creare una compagna ad Adamo, successivo a Lilith e precedente Eva: essa è menzionata in alcuni scritti. Infine, Caino non accetta l'ordine dell'Onnipotente di dover prendere in sposa la gemella simile ad Abele e soprattutto che la sua prediletta, la sorella più bella e simile a lui, fosse data in sposa al fratello.

Sulla dinamica dell'omicidio, a prescindere dall'arma usata, le versioni concordano sul fatto che Caino abbia avuto la meglio su Abele colpendolo a tradimento. In alcuni scritti, prima di compiere il gesto, egli viene battuto dal più forte Abele che mosso a pietà dalle implorazioni del fratello, lo risparmia, ma appena voltatosi viene colpito a morte.

Interessanti sono anche le tante maledizioni che i vari testi gli attribuiscono: tra queste, cito una fama universale e morigerata, una fame insaziabile, un'angoscia straziante e perenne, non poter essere amico di nessuno né poter essere volontariamente ucciso. I testi che si sono avventurati nella pseudo-datazione degli eventi ritengono che Caino avesse mantenuto il dono di non invecchiare; egli, inoltre, in quanto primogenito di Adamo, possedeva alcune delle prodigiose peculiarità del genitore e in particolarità la bellezza e l'agilità. Caino è inoltre ritenuto colui che ha gettato il seme del male nell'umanità insegnando la lussuria, i pesi e le misure (quindi il commercio), la rapina, le pietre di confine nei terreni (la proprietà privata) e le mura di cinta. Non rientra nel merito di questa trattazione, tuttavia, è evidente che la contrapposizione tra Caino e Abele è quella tra le civiltà stanziali dedite soprattutto all'agricoltura e al commercio e propense a erigere città e le più semplici popolazioni nomadi dedite alla pastorizia.

Il fantasy fa molto leva sulle figure di antieroi ed eroi maledetti e tormentati, inoltre, molto spesso, il nome stesso di Caino entra nella matrice dei nomi di tali figure, proprio a voler rivendicare l'infausta eredità, ma anche l'innegabile fascino.

Chiudo qui la prima parte di questo articolo rimandando la trattazione di altri suggestivi miti alla seconda e ultima parte che pubblicherò sempre su questo sito.

  1. Prima parte: dagli antichi miti ebraici agli angeli e demoni (questa pagina)
  2. Seconda parte: le creature terrene mitologiche

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