Le guerre di religione nel Medio Evo - Prima parte

a cura di Gianluca Turconi

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Dal crepuscolo dell'Impero Romano all'entrata nel Medio Evo col dominio del Cristianesimo in Europa Occidentale

Costantino a Ponte Milvio, nella rappresentazione di Raffaello - immagine in pubblico dominio, fonte Wikimedia Commons

Costantino a Ponte Milvio, nella rappresentazione di Raffaello.

Al tramonto del 27 ottobre del 312 d.C., il Tevere scorreva placido nei pressi del Ponte Milvio, nulla lasciava trasparire il tumulto di emozioni che si agitavano dentro Flavius Valerius Costantinus, il futuro Costantino il Grande, Imperatore di Roma e liberatore della Cristianità.

Le sue truppe erano accampate per affrontare l'indomani l'esercito di Massenzio, controllore di Roma e usurpatore del titolo di Augustus secondo Costantino, visto che in realtà quest'ultimo si era fatto nominare a quella carica per diritto dinastico e non per meriti, come invece prevedeva il sistema della Tetrarchia allora vigente. Vi era grande tensione tra i suoi fedelissimi, in buona parte veterani della Gallia e truppe scelte dei Germani. Vi sarebbe stato uno scontro tra legioni per il dominio sull'Impero Romano d'Occidente e ancora nessuno sapeva a chi avrebbe arriso la sorte.

Nulla di nuovo, a cavallo tra il III e IV secolo d.C., quando l'Impero era minacciato a Oriente dai Parti, a settentrione dalle popolazioni barbare tenute a bada col pagamento di salatissimi tributi e al proprio interno dai Bacaudae, contadini armati e organizzati in bande che da molto devastavano l'Occidente Romano, terrorizzando la popolazione che si rinchiudeva in città sempre più fortificate e isolate. Gli Imperatori, eletti tra i comandanti che disponevano di legioni importanti, duravano il tempo di pochi mesi, quanto bastava per irritare gli stessi soldati da cui erano sostenuti o a esaurire il denaro con cui li pagavano.

A porre un argine a tanta violenza, era giunto il dalmata Diocleziano che aveva ristrutturato il troppo esteso Impero, dividendolo tra Occidente e Oriente, comandati da due Augusti (Diocleziano e Massimiano) che sarebbero stati coadiuvati da due Cesari (Galerio e Costanzo Cloro), scelti tra i meritevoli, i quali avrebbero dovuto sostituirli in contemporanea dopo dieci anni di governo. Per reggere un sistema tanto precario, era necessario un accentramento amministrativo e un potere che non tollerasse alcuna interferenza. L'Imperatore doveva essere venerato come un Dio e chi non si piegava a quel culto, come i Cristiani, era perseguitato e messo a morte.

Ma Costantino, figlio di Costanzo Cloro, era diverso.

Ne aveva già dato prova in Gallia e in Britannia, dove aveva mostrato magnanimità nei confronti dei Cristiani. Tuttavia quella sera di ottobre avrebbe cambiato per sempre la sua vita e, incidentalmente, la storia d'Europa. Secondo quanto ci racconta il suo biografo, Eusebio di Cesarea, l'Augusto fu testimone, al tramonto, di un evento sovrannaturale. Il cronista ce lo racconta così:

"Un segno straordinario comparve in cielo. Quando il sole prese a declinare, egli vide con i propri occhi, più in alto del sole, una croce di luce su cui erano tracciate le parole "In Hoc Signo Vinces". Fu pervaso da grande stupore e con lui il suo esercito." (Eusebio, Vita Costantini, 37-40)

Spinto da tale apparizione, con la promessa "con quel segno vincerai" riportata sulla croce, un'altra testimonianza, questa volta di Lattanzio, ci spiega che Costantino:

"esortò ad apporre quel simbolo sugli scudi dei soldati, protetti con quei segni celesti di Dio, e a cominciare prontamente la battaglia".

E davvero la giornata successiva fu trionfale.

Le truppe nemiche furono messe in rotta e Massenzio morì affogando nel Tevere. Nonostante il favore divino che gli permise di entrare in Roma da trionfatore, Costantino provvide al pronto massacro dell'intera famiglia di Massenzio che, per questioni di legami dinastici, era anche suo cognato.

Divenuto padrone dell'Impero d'Occidente, sebbene il suo potere si fosse fondato inizialmente sulla violenza e il sangue, Costantino si avvicinò sempre più al Cristianesimo, fino alla promulgazione dell'Editto di Milano, insieme all'Augusto d'Oriente Licinio, che garantiva finalmente libertà di culto per tutte le religioni.

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Guerra giusta e guerra santa: i perseguitati divengono persecutori

Ottenuta la libertà di culto sotto Costantino, il Cristianesimo ricevette l'esclusiva sotto il regno di Teodosio I, Graziano e Valentiniano II, quando nel 380 venne promulgato l'Editto di Tessalonica che vietava qualunque altra religione nell'Impero, in particolare i culti pagani e l'arianesimo.

Con lo sgretolarsi del potere laico degli Imperatori romani in Occidente sotto i colpi dei molti popoli barbarici, l'unico baluardo organizzato, rimasto a difendere la popolazione di cultura romana, divenne la Chiesa, con la sua struttura capillare di diocesi.

Tuttavia, la necessità di mantenere un'unità nella comunità cristiana, di fronte alle minacce di invasori pagani, portò alla radicalizzazione e alla modifica del messaggio religioso trasmesso.

Se il principio "chi di spada ferisce, di spada perisce" e il rifiuto della violenza da parte dei cristiani in origine erano assoluti, già a partire dal IV secolo d.C. l'intolleranza verso i pagani sfociò in aperti tumulti e massacri, tanto in Occidente quanto in Oriente.

Ipazia di Alessandria in un disegno di Jules Maurice Gaspard, 1908. - Immagine in pubblico dominio, fonte Wikimedia Commons

Ipazia di Alessandria in un disegno di Jules Maurice Gaspard, 1908.

Particolarmente famosa ed efferata fu l'uccisione della filosofa pagana Ipazia d'Alessandria, dalla cui storia fu poi tratta una pellicola del 2009, Agorà, per la regia di Alejandro Amenábar. Secondo quando raccontato da Socrate Scolastico nella sua Storia Ecclesiastica, VII, 15, una folla di cristiani in tumulto la intercettò sulla strada verso casa e:

"Trascinatala giù dal carro, la condussero alla chiesa che prendeva il nome da Cesario; laggiù, denudatala, la uccisero usando frammenti di tegole e vasi rotti. Dopo che l'ebbero smembrata, trasportarono i brandelli del suo corpo nel cosiddetto Cinerone e cancellarono ogni traccia dandovi fuoco."

Si era arrivati a un tale punto di contrasto tra la violenza reale e il messaggio evangelico teorico che il grande Sant'Agostino dovette trovare una giustificazione per tanto sangue versato:

"Se Dio, con un ordine speciale, comanda di uccidere, l'omicidio diventa una virtù" (cit. da Gasthon Bouthoul, Le Guerre, Longanesi, 1982).

Quindi tanto l'omicidio quanto la guerra, definibile come omicidio su vasta scala, potevano essere giusti, se perpetrati in nome e per conto di Dio.

Le intemperanze verso i pagani continuarono anche nel V e VI secolo, con tale efficacia che la cristianizzazione dei regni barbarici nati sulle ceneri dell'Impero Romano d'Occidente procedette con speditezza. Col consolidamento politico interno, la Chiesa cominciò a guardare all'esterno, verso i regni che non erano mai appartenuti a Roma, ma che erano pur sempre un serbatoio enorme di potenziali fedeli.

Per sua sfortuna, nel VII secolo, tanto a Oriente quanto a Occidente, il Cristianesimo dovette fare i conti con un altro gruppo religioso organizzato che compiuto un salto di qualità notevole nell'ambito delle guerre di religione, passò dalla guerra giusta o giustificata alla Guerra Santa, cioè il conflitto armato per l'eliminazione degli infedeli o per la loro conversione forzata. Stiamo parlando, ovviamente, degli Arabi di religione islamica.

Anch'essi perseguitati in origine, tanto da costringere Maometto all'Ègira, cioè all'esodo forzato suo e dei suoi fedeli dalla città della Mecca verso la città oasi di Medina, posero la Guerra di Dio al centro della loro azione d'espansione e conversione. Recita infatti il Corano, alla Sura 9, versetto 29:

"Combattete coloro che non credono in Allah e nell'Ultimo Giorno, che non vietano quello che Allah e il Suo Messaggero hanno vietato e quelli, tra la gente della Scrittura, che non scelgono la religione della verità, finché non versino umilmente il tributo e siano soggiogati."

E al versetto 39 della stessa Sura non si lascia scelta al fedele, di fronte alla Guerra Santa:

"Se non vi lancerete nella lotta, vi castigherà con doloroso castigo e vi sostituirà con un altro popolo, mentre voi non potrete nuocergli in alcun modo. Allah è onnipotente."

Spesso il termine utilizzato per la Guerra Santa islamica viene fatto coincidere con la parola araba jihad che, invece, ha il significato, molto più ampio e spirituale, di "sforzo" del singolo musulmano per il proprio innalzamento interiore nella fede o collettivo della comunità per la diffusione e la difesa del proprio credo.

Nonostante l'obbligo di applicare questo sforzo nei confronti degli "infedeli" fosse assoluto e con l'allargamento dei domini arabi avesse toccato in maniera cruenta sempre più popoli confinanti, la possibilità di dette nazioni di diventare dhimmi cioè tributarie, proprio come previsto dal versetto 29 della Sura citata in precedenza, mitigò molto gli effetti della Guerra Santa continua degli Arabi.

Possiamo considerare inevitabile lo scontro tra i seguaci di due culti monoteistici, quindi senza possibilità di assimilazione degli Dèi altrui com'era stato comune nei tempi antichi tra popolazioni vicine o assoggettate, per di più in origine perseguitati e perciò consci delle sofferenze possibili a causa della propria fede.

Quello scontro avvenne in maniera cruenta e prolungata sia tra Arabi e Impero Bizantino, sia tra i primi e i regni romano-barbarici cristianizzati che reggevano l'Europa Occidentale.

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