Le guerre di religione nel Medio Evo - Quarta parte

a cura di Gianluca Turconi

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Il fervore religioso si calma nel Basso Medio Evo, con la gestione degli "affari ordinari quotidiani"

Giovanna d'Arco sul rogo, opera di Jules Eugène Lenepveu - Immagine in pubblico dominio, fonte Wikimedia Commons, utente Shakko

La Cristianità nel Basso Medio Evo seppe trovare nuovi nemici religiosi da mettere sul rogo, fossero streghe o eroine come Giovanna d'Arco.

Nonostante le guerre che gli storici definiscono Crociate si siano protratte fino alla fine del XIII secolo con obiettivo questa volta Tunisi e l'Egitto, e altri conflitti a carattere religioso siano stati condotti nel Nord Europa sul Baltico dall'Ordine dei Cavalieri Teutonici, si può dire che con la caduta dell'ultimo possedimento latino nel Vicino Oriente, San Giovanni d'Acri, presa dai musulmani nel 1291, abbia fine anche la massima spinta del fervore religioso medievale per la conquista del Santo Sepolcro, iniziato quasi due secoli prima col discorso di Urbano II.

I contrasti tra Cristianesimo e Islam continuarono in conflitti regionali in al-Andalus e nei resti dell'Impero Bizantino fino alla fine del XV secolo, ma per lo più le posizioni territoriali reciproche si erano consolidate e alle autorità ecclesiastiche di entrambe le religioni non restava altro che occuparsi delle divergenze interne minori (crimini contro i religiosi/la religione, superstizione) o maggiori (eresie e scismi).

Nel mondo islamico il consolidamento di un impianto giuridico-religioso a fianco dei testi sacri sotto forma della Shari'a è stata precoce e ha avuto un fiorente sviluppo basato sulle molte raccolte di ahadith, i racconti sulla vita del Profeta, e sulle diverse interpretazioni degli studiosi delle sacre scritture islamiche. Secondo i tempi e i luoghi, diversi reati furono e sono puniti con esecuzioni per huquq Allah (diritto di Dio), dalla vera e propria apostasia all'adulterio. (vedi per approfondimenti Anver Hemon, Huquq Allah and Huquq al-Ibad: A Legal Heuristic for a Natural Rights Regime, in Islamic L. & Soc'y, 2006 )

Dal canto loro, i chierici cristiani dovettero confrontarsi col profondo radicamento della superstizione popolare, che deriva il proprio nome dal termine superstitio, cioè un resto o una rimanenza nelle popolazioni di ogni ceto e condizione delle credenze pagane pre-cristiane, modificate e sviluppate in mille modi diversi dal tempo e dall'evoluzione sociale.

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Proprio questo radicamento rese molto più difficile combattere tali credenze rispetto alle vere e proprie eresie che erano facilmente localizzabili ed estirpabili, anche con la forza, come abbiamo visto con i Catari. Molto spesso, nell'Alto Medio Evo, tali pratiche erano tollerate anche dagli ecclesiastici, tanto che le autorità superiori dovettero creare appositi scritti come il Corrector del vescovo Burcardo di Worms che conteneva verso il 1002 d.C. tabelle di pratiche popolari da condannare assolutamente. Esse erano, in un'esemplificazione non esaustiva, i rituali di protezione, il culto degli astri, la credenza nei lupi mannari, i rituali di fecondità...

Frate domenicano medievale - Immagine in pubblico dominio, fonte Wikimedia Commons, utente Billreid

Grazie alla loro preparazione teologica, i Domenicani divennero il "reparto d'attacco" privilegiato della Cristianità basso-medievale contro i nuovi nemici religiosi.

Né questi manuali né il fervore religioso scatenato dalle Crociate fu sufficiente a estirpare la superstizione dal popolo e proprio al termine delle guerre sante contro l'Islam, nel XIII secolo si affinarono strumenti più consoni a una lotta sistematica alle credenze popolari: la confessione e l'inquisizione.

I frati domenicani furono la punta di diamante della lotta dell'ortodossia cristiana contro le devianze superstiziose in questo primo periodo e proprio un domenicano, Stefano di Bourbon, ci dà una testimonianza di quale tipo di credenza sopravviveva ancora nelle campagne lionesi in Francia ben tre secoli dopo il Corrector di Burcardo. Le donne di quei luoghi credevano infatti che il Demonio potesse rapire i bambini neonati, lasciando al loro posto dei changelins identici. Per scoprire quali bambini fossero veri e quali delle orrende copie, le madri erano solite esporre i propri figli all'agghiaccio, da soli, protetti unicamente con ceri e offerte a Guinefort, il sacro levriero che avrebbe saputo distinguerli alla perfezione. (vedi Jerome Baschet, La civiltà feudale, Newton & Compton, pag. 226)

Al bastone dell'inquisizione, seguiva la carota delle feste popolari quali il Carnevale in cui, per un periodo predefinito, si lasciava libero sfogo alle superstizioni e alle reminiscenze del paganesimo, mai del tutto sopite.

In questo delicato e precario equilibrio si continuò a procedere fino alla fine del Medio Evo. Molto curioso è rilevare che al termine di quelli che furono chiamati Secoli Bui, con la Riforma luterana, la Controriforma e l'incrudelimento dell'inquisizione contro le streghe, l'era moderna si sarebbe aperta con una nuova e feroce serie di guerre di religione che però esulano da questo approfondimento.

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