Mutanti e menti disturbate nella letteratura gotica vittoriana

a cura di Greg Buzwell

traduzione italiana a cura di Gianluca Turconi

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L'attore James Norval in una rappresentazione di Mr. Hyde - Immagine in pubblico dominio, fonte Wikimedia Commons, utente Anrie

L'attore James Norval in una rappresentazione di Mr. Hyde.

Per secoli, la narrativa gotica ha fornito agli autori modi ingegnosi per affrontare i timori contemporanei. Come risultato, la natura dei romanzi gotici è stata alterata considerevolmente da una generazione all'altra. I primi romanzi gotici, come The Castle of Otranto (1764) di Horace Walpole e The Mysteries of Udolpho (1794) di Ann Radcliffe sono ambientati in paesaggi esotici e tempi lontani; l'azione ha luogo in castelli fatiscenti e monasteri illuminati da torce, mentre i malvagi tendono a essere dissoluti nobili cattolici e monaci corrotti e affamati di sesso. Più tardi, nel primo periodo vittoriano, autori come Charles Dickens prendono in prestito tipici motivi gotici - l'innocente abbandonato in un ambiente minaccioso, per esempio, oppure il misterioso straniero con segreti da nascondere - e li trapiantano nella Gran Bretagna contemporanea per evidenziare concetti moderni. Storie come Oliver Twist (1838) e Bleak House (1853) usano il linguaggio figurato gotico come mezzo per attirare l'attenzione sui mali sociali che affliggevano i poveri nella moderna Londra. I bassifondi urbani con le loro scure e labirintiche strade e le cadenti aree di vizio e squallore soppiantano i castelli coperti d'edera e le catacombe come ambientazioni per il terrore gotico. In seguito, nella fin de siècle vittoriana la scena cambia ancora: non è più il paesaggio fisico che fornice il luogo per i racconti gotici, ma piuttosto, in maniera più disturbante, il corpo umano stesso. Opere come Lo strano caso del Dottor Jekyll e Mister Hyde (1886) di Robert Louis Stevenson, Il ritratto di Dorian Gray (1891) di Oscar Wilde, Il Grande Dio Pan (1895) di Arthur Machen, La macchina del tempo di H.G. Wells e Dracula di Bram Stoker esplorano tutti il tema della mente umana e del corpo in cambiamento, sviluppo e metamorfosi, corrotto e in decomposizione. E tutti lo fanno in risposta alle teorie mediche, sociali ed evoluzionistiche che stavano emergendo a quel tempo.

Gli incubi post-darwiniani

La società tardo-vittoriana era pregna delle implicazioni del Darwinismo. Le idee espresse ne Sull'origine delle specie (1859) e L'origine dell'uomo (1871) di Charles Darwin entro gli ultimi due decenni del XIX secolo erano stati assimilati, inizialmente dalla comunità scientifica e in seguito da molto del pubblico in generale. Per tanti, la bilancia tra "fede" e "dubbio" pendeva in maniera disturbante verso il secondo e domande sulle origini, la natura e il destino dell'umanità erano divenute materie trattabili dalla scienza piuttosto che dalla teologia. Il capitolo finale de L'origine dell'uomo contiene un passaggio in cui Darwin conclude che gli esseri umani "discendono da un quadrupede peloso e dotato di coda" il quale, attraverso molti stadi intermedi, si era evoluto "da qualche creatura anfibia e quest'ultima da animali simili ai pesci". Tale lignaggio da incubo, in cui l'evoluzione umana era ritratta come una variazione disturbante sul tema del mostro di Frankenstein, con l'umanità assemblata da precedenti versioni assortite e disparate, forse è alla base delle descrizioni di Mr. Hyde come "scimmiesco" e "trogloditico" nel Jekyll and Hyde di Stevenson; l'allusione è che il brutale e incivile Hyde sia in qualche modo una regressione a un più primitivo stadio dello sviluppo umano; un terrificante precursore evolutivo che si pone in una diretta linea genetica antecedente a quella del rispettabile Dr. Jekyll.

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L'evoluzione fece sorgere dubbi anche in un altro senso. Inizialmente, apparve logico che l'evoluzione conducesse sempre a miglioramenti fisici e mentali, con caratteristiche più deboli e meno utili sradicate nel tempo; comunque, fu presto riconosciuto che ciò non era necessariamente il caso. L'evoluzione è un processo meccanicistico senza una mano a guidarlo o mete definitive da raggiungere e, quindi, si argomentò che, in certe circostanze, la degenerazione in forme meno complesse fosse tanto probabile quanto il progresso in altre più complesse.

H.G. Wells, il quale aveva studiato col biologo T. H. Huxley, esaminò nel suo saggio "Regressione zoologica" (1891) il curioso caso degli Ascidiacea (comunemente conosciuti come tunicata), organismi che inizialmente avevano "una ben sviluppata coda" che consentiva loro di muoversi rapidamente in acqua, ma che successivamente regredirono in creature capaci di nient'altro se non attaccarsi permanentemente a una roccia, divenendo in effetti "una mera escrescenza vegetativa" su una pietra. Ne La macchina del tempo, ambientato nel lontano futuro, Wells applica figurativamente un simile livello di declino evoluzionistico agli essere umani. Il Viaggiatore del Tempo (a cui non viene mai dato un nome) scopre che nell'anno 802.701 d.C. la razza umana è composta dagli Eloi - le classi oziose cresciute con lineamenti delicati ed effeminati a causa dell'indolenza e incapaci di badare a se stesse - e i Morlock - la decaduta classe lavoratrice che vive nel sottosuolo, brutale, predatoria e timorosa della luce.

Criminologia

Cesare Lombroso - Immagine in pubblico dominio, fonte Wikimedia Commons, utente Materialscientist

Il criminologo italiano Cesare Lombroso.

L'influente criminologo italiano Cesare Lombroso (1835-1909) sostenne che il "criminale nato" potesse essere riconosciuto da certe caratteristiche fisiche - orecchie grandi in maniera insolita, per esempio, o caratteristiche facciali asimmetriche; arti particolarmente lunghi o fronti spioventi. La nozione che la crudeltà e gli intenti criminali si manifestino visibilmente nelle caratteristiche di un individuo è alla base del romanzo Il ritratto di Dorian Gray di Wilde. Non importa quanto sia vile il comportamento di Dorian - la sua spietata corte e il successivo rifiuto dell'attrice Sybil Vane, per esempio, oppure le sue furtive visite alla fumeria d'oppio - egli rimane sempre giovane e bello, mentre il suo ritratto chiuso in soffitta porta ogni visibile cicatrice, linea e macchia del suo comportamento corrotto.

In maniera simile, l'apparenza "trogloditica" di Mr. Hyde in Jekyll and Hyde lo marchia come criminale e come qualcuno che è inaccettabile nella buona società. Il fatto che il Dr. Jekyll, il quale è altamente rispettabile, e Mr. Hyde, un emarginato sociale, siano in realtà la stessa persona, consente a Stevenson simultaneamente di accettare la teoria di Lombroso (nella descrizione di Hyde) e di rifiutarla (nell'aspetto di Jekyll). Questa allusione che il criminale possa nascondersi dietro un'immagine pubblica accettabile e che l'aspetto non possa fornire reale indicazione di una personalità, rendono Jekyll and Hyde un'opera particolarmente disturbante nei tardi anni '80 del XIX secolo, quando Jack lo Squartatore compiva i suoi attacchi a Whitechapel.

Fantasia

L'immaginario gotico, data la sua natura fantastica, consentiva agli autori di esplorare argomenti non necessariamente accettabili in discussioni della buona società. Il conte Dracula, per esempio, è temuto per la sua abilità di muoversi indisturbato tra la folla di Londra, potenzialmente infettando col vampirismo tutti coloro che incrociavano la sua strada. A un altro livello, comunque, ciò può essere letto come il timore degli immigrati stranieri che si muovevano inosservati attraverso Londra, diffondendo crimine e malattie lungo il cammino. In verità, il vampirismo stesso è spesso letto in Dracula come un'analogia della sifilide - un argomento inadatto alla discussione in un romanzo pubblicato in Inghilterra a quel tempo. Similmente, Mr. Hyde, il cui aspetto provoca "disgusto, ribrezzo e paura" nel serio avvocato Mr. Utterson, è a volte considerato come una manifestazione fisica del timore vittoriano per l'omosessualità: il disgusto di Utterson per Hyde diventa allora una scorciatoia per la simultanea paura e attrazione della società vittoriana per l'omosessualità. Helen Vaughan, il sanguinario risultato di un barbaro esperimento scientifico nell'opera breve Il Grande Dio Pan di Arthur Machen oscilla "tra un sesso e l'altro" in maniera orrenda, mutando rapidamente da maschio a femmina e viceversa. Questa particolarmente tenebrosa e disturbante idea può essere letta come un attacco alla Nuova Donna - l'etichetta usata per le donne sicure e indipendenti che emersero nella società durante gli anni finali del regno della Regina Vittoria. La Nuova Donna era guardata con ammirazione da alcuni, ma vista da altri come abbastanza mascolina, minacciosa sessualmente e innaturale.

La narrativa gotica ha sempre posseduto l'abilità di adattarsi al suo ambiente. Muta per riflettere i tempi in cui vive e la fin de siècle vittoriana - con i suoi esteti, i dandies e la Nuova Donna, i suoi timori come implicazioni del Darwinismo, le sue teorie sulle classi criminali e le conseguenze della vecchia e decadente Europa che tormentava la nuova Britannia con l'immigrazione - ha consentito alla narrativa gotica di raggiungere nuove vette di immaginazione e terrore.

Notizie sull'autore

Greg Buzwell è Curatore delle Printed Literary Sources, 1801 - 1914 presso la British Library; è stato anche co-curatore di The Gothic Imagination, mostra sulla letteratura gotica, il terrore e il fantastico che si è tenuta presso la Library dall'ottobre 2014 al gennaio 2015. Le sue ricerche si focalizzano principalmente sulla letteratura gotica del fine secolo vittoriano. Ha anche curato una raccolta di ghost stories di Mary Elizabeth Braddon, The Face in the Glass and Other Gothic Tales, pubblicata nell'autunno 2015.

Licenza del testo e altre informazioni di copyright

Il testo è rilasciato sotto licenza Creative Commons Attribution 4.0 International, © Greg Buzwell. Traduzione italiana © 2016, Gianluca Turconi.

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