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I miti di Cthulhu: origine, ascesa e influenza moderna del grande ciclo classico della narrativa horror

a cura di Gianluca Turconi

L'universo dei Miti di Cthulhu, creato da H.P. Lovecraft, è un pilastro monumentale nel regno della letteratura horror che trascende le tradizionali storie di fantasmi e l'horror gotico per esplorare la terrificante insignificanza dell'umanità in un universo indifferente. Questo quadro narrativo, incentrato su antiche entità divine conosciute come i Grandi Antichi, è emerso dai racconti e dalle novelle di Lovecraft scritti principalmente negli anni '20 e '30 del XX secolo, intessendosi di conoscenze proibite, rivelazioni sconvolgenti ed orrori incomprensibili che si nascondono oltre le stelle. L'esistenza di queste Divinità sfida le fondamenta stesse della comprensione e della sanità mentale umana. A differenza dell'horror tradizionale, che spesso mette l'umanità contro mostri tangibili o spiriti malvagi, le creazioni di Lovecraft incarnano l'orrore cosmico, cioè la paura dell'ignoto, dell'inconoscibile e dell'incomprensibile.

Lungi dall'essere una serie di romanzi coerente, il ciclo di opere di Lovecraft è costituito da racconti interconnessi come "Il richiamo di Cthulhu", "L'orrore di Dunwich", "Alle montagne della follia" e "L'ombra su Innsmouth" che insieme dipingono un universo in cui la civiltà umana è un granello fugace e insignificante in mezzo a forze vaste e indifferenti.

Introduzione all'universo narrativo

I miti di Cthulhu si svolgono in una realtà governata da entità dal potere e dall'antichità inimmaginabili, esseri che precedono la stessa Terra e guardano all'umanità con la distaccata curiosità che si potrebbe riservare a una colonia di formiche. Le storie di Lovecraft hanno spesso come protagonisti personaggi che entrano in contatto con frammenti di conoscenza proibita che inevitabilmente portano alla follia o alla distruzione. Lo stile narrativo ricorre spesso a un senso di terrore crescente, con descrizioni vaghe e indirette che stimolano l'immaginazione piuttosto che fornire un orrore esplicito. Questa tecnica esalta l'atmosfera di mistero e terrore, poiché i lettori sono lasciati a colmare le lacune con le proprie paure.

Al centro di tutto c'è Cthulhu, un colossale sacerdote dalla testa di polpo che dorme nella città sommersa di R'lyeh sotto l'Oceano Pacifico, in attesa dell'allineamento delle stelle per risvegliarsi e reclamare il dominio su un mondo che un tempo governava. Questo pantheon si estende ad altri Grandi Antichi, come Yog-Sothoth, la porta e la chiave di tutte le dimensioni, una massa amorfa di sfere luminose che incarnano il tessuto del tempo e dello spazio; Nyarlathotep, il caos strisciante, un messaggero mutaforma che gioisce della caduta dell'umanità e Azathoth, il dio cieco e idiota al centro dell'universo, il cui suono insensato sostiene la realtà caotica. Queste entità, né completamente malvagie né benevole, incarnano l'orrore cosmico, la filosofia fondamentale di Lovecraft secondo cui l'universo è vasto, antico e profondamente indifferente alla sofferenza umana, alla moralità o all'esistenza.

L'umanità si intreccia con questi miti attraverso fragili investigatori, studiosi e cultisti che portano alla luce tomi proibiti come il Necronomicon, un grimorio scritto dal folle arabo Abdul Alhazred che descrive in dettaglio rituali e storie capaci di minare la sanità mentale. I luoghi ancorano il terrore in una pseudo-familiarità: la decadente città di Arkham nel New England con la sua Miskatonic University, il villaggio costiero di Innsmouth afflitto da Abitatori del Profondo simili a pesci e le lande desolate dell'Antartide che nascondono antiche rovine. Questi esseri sono venerati da culti in tutto il mondo, dalle paludi infestate dal voodoo vicino a New Orleans alle remote isole del Pacifico, dove si celebrano riti che evocano gli echi psichici degli Antichi, portando i partecipanti alla follia o alla trasformazione. Il potere del Ciclo risiede nella sua graduale rivelazione: nessuna singola storia svela completamente l'abisso, ma i frammenti si accumulano, suggerendo un terrore connesso che permea le cuciture della realtà.

Questo universo prospera sull'atmosfera piuttosto che sull'azione, utilizzando una prosa densa e arcaica per evocare disagio, descrizioni di geometria non euclidea, melma iridescente e angoli che sfidano la percezione aggrediscono il senso dell'ordine del lettore. Lovecraft attingeva dall'astronomia, dalla geologia e dalla biologia evolutiva per fondare la sua narrativa sulla pseudoscienza, suggerendo che antiche visite extraterrestri avessero plasmato la storia della Terra, con l'umanità come un semplice incidente evolutivo destinato a estinguersi. Il risultato è un mito non di fantasmi soprannaturali, ma di orrore materialista, con divinità come alieni avanzati o forze fondamentali che rendono obsoleta la religione tradizionale.

Cthulhu è pronto a risvegliarsi in ogni momento!
Cthulhu è pronto a risvegliarsi in ogni momento!

La costruzione dell'autore

Lovecraft ha costruito il Ciclo di Cthulhu con un grande progetto, attraverso una narrazione iterativa durata due decenni, iniziata con i primi racconti come "Dagon" nel 1917 e culminata con "L'ombra venuta dal tempo" nel 1936. Ha evitato i romanzi formali a favore di racconti brevi adatti a riviste pulp come Weird Tales, consentendo libere interconnessioni attraverso elementi ricorrenti, quali manufatti condivisi, genealogie di studiosi pazzi e nessi geografici nel suo "Ciclo Miskatonic" ambientato nel New England. Le influenze abbondavano: dai mondi onirici di Lord Dunsany e dal misticismo occulto di Arthur Machen al decadimento gotico di Edgar Allan Poe e alla narrativa weird di Clifford Simak, ma Lovecraft le sintetizzò nel cosmicismo, il suo termine per indicare l'orrore radicato nell'insignificanza cosmica dell'umanità.

Lovecraft ha popolato il mito in modo collaborativo, corrispondendo con una cerchia di scrittori tra cui Clark Ashton Smith, Robert E. Howard e Robert Bloch che hanno aggiunto divinità e tomi con la benedizione dell'autore originario, promuovendo un "universo condiviso". August Derleth, suo protetto, lo formalizzò poi postumo come "Mito di Cthulhu", introducendo capisaldi come gli Dei Antichi in opposizione ai Grandi Antichi, anche se Lovecraft rifiutava tale dualismo morale, preferendo il caos amorale. La costruzione si basava su implicazioni: Cthulhu appare brevemente nella sua omonima storia del 1928, intravisto tra le macerie come "Ciò che non è morto può giacere eternamente", una frase che racchiude il terrore del Ciclo di una rinascita dormiente e inevitabile. Lovecraft ha stratificato documenti pseudostorici - rapporti di polizia, articoli accademici, diari di capitani di mare - per conferire verosimiglianza alle sue opere, confondendo finzione e realtà, proprio come gli indizi frammentari in "Il richiamo di Cthulhu" che convergono sul risveglio di R'lyeh.

Il suo processo era immersivo; vivendo in modo solitario a Providence, nel Rhode Island, Lovecraft infuse nei suoi racconti la sua personale xenofobia e il suo stupore scientifico, evolvendosi dagli orrori planetari de "Il colore venuto dallo spazio" alle dimensioni interstellari de "Il sussurratore nell'oscurità", dove i funghi Mi-Go estraggono cervelli umani. Per sua natura, il Ciclo resiste alla conclusione, nessun eroe sconfigge definitivamente gli Antichi, ma ritarda solo il costo suicida della comprensione, rispecchiando la visione ateistica del mondo di Lovecraft, secondo cui la conoscenza illumina la futilità. Questa architettura incrementale invitava all'espansione, trasformando storie isolate in una cosmologia labirintica che i lettori ricomponevano, proprio come fanno gli investigatori nei racconti.

Accoglienza contemporanea

Quando "Il richiamo di Cthulhu" debuttò nel numero di febbraio 1928 di Weird Tales, ottenne un modesto successo tra il variegato mix di racconti pulp d'avventura e storie soprannaturali della rivista, ma non riuscì a suscitare un consenso diffuso. Lo stile e i temi di Lovecraft erano spesso considerati troppo esoterici o intellettualmente impegnativi per un pubblico di massa alla ricerca di emozioni dirette. La sua prosa, densa di linguaggio arcaico e descrizioni elaborate, contrastava con i racconti horror più orientati all'azione popolari all'epoca. Inoltre, il suo horror cosmico che enfatizzava il terrore esistenziale piuttosto che il pericolo fisico immediato, era un approccio nuovo e inquietante che non sempre riscuoteva ampio consenso.

I lettori contemporanei, abituati ai vampiri gotici o ai detective sherlockiani, trovavano lo stile denso di Lovecraft pesante; l'editore Farnsworth Wright accettò il racconto dopo alcuni rifiuti iniziali, ma la tiratura si aggirò intorno alle 50.000 copie, con Lovecraft che guadagnava pochi centesimi a parola. Critici come P. Schuyler Miller notarono però già nel 1945 come si fosse formato un "culto di lettori" tra gli appassionati che assaporavano gli indizi interconnessi, riempiendo con la loro immaginazione le lacune che Lovecraft lasciava deliberatamente vaghe.

Le vendite delle opere furono comunque modeste, Lovecraft morì nell'anonimato nel 1937. I suoi scritti furono liquidati dai letterati mainstream come dilettantistiche, pulp scritti da un recluso razzista. Colleghi come Robert E. Howard ne lodarono invece l'originalità in lettere, definendo Cthulhu "la più grande storia horror mai scritta", ma la risposta del pubblico fu di nicchia. A ogni modo, i lettori di Weird Tales votarono "Il richiamo di Cthulhu" tra le migliori storie pubblicate. Derleth e Donald Wandrei fondarono la casa editrice Arkham House nel 1939, a Sauk City, Wisconsin, USA, per preservare il corpus di Lovecraft, stampando tirature limitate come "The Outsider and Others" del 1943 che vendette lentamente agli appassionati dell'horror, segnalando un apprezzamento underground in fase embrionale piuttosto che una fama immediata.

Le recensioni iniziali sottolineavano i punti di forza dell'atmosfera - "un capolavoro di terrore crescente e inaspettato", secondo un fan - ma criticavano la verbosità e la mancanza di risoluzione, riflettendo i gusti dell'epoca per le narrazioni ordinate. Durante la vita di Lovecraft, il Ciclo rimase un segreto di una cerchia ristretta, condiviso tramite fanzine e corrispondenza, e la sua portata completa non fu riconosciuta fino alla codificazione del mito di Derleth negli anni '40.

August Derleth nel 1939 - Immagine in pubblico dominio, fonte Wikimedia Commons, utente Sebastian Wallroth
August Derleth nel 1939.

L'ascesa allo status di cult

Dopo la morte dell'autore, il Ciclo di Cthulhu è diventato oggetto di culto tra gli appassionati dell'horror, grazie alle edizioni della Arkham House e alla diffusione tramite fanzine negli anni '40-'60 che hanno trasformato questi oscuri racconti pulp in testi fondamentali. Le antologie di Derleth come "The New Arkham House Lovecraft Omnibus" (anni '50) e i libri tascabili di Ballantine negli anni '70 democratizzarono l'accesso, in coincidenza con il fascino della controcultura per l'occulto e le sostanze psichedeliche, dove risuonavano i terrori di Cthulhu che espandevano la mente. Negli anni '70, i libri tascabili vendettero milioni di copie; un pubblico di lettori affezionati, facendo eco all'osservazione di Miller del 1945, sintonizzò le menti sulla "chiave" di Lovecraft, dando vita a convention come NecronomiCon.

Il gioco di ruolo "Call of Cthulhu" della Chaosium del 1981 codificò il mito come tradizione giocabile, esplodendo in popolarità con oltre un milione di copie vendute e introducendo generazioni a R'lyeh attraverso tiri di dadi e meccaniche di sanità mentale. Case editrici underground come la Necronomicon Press ristamparono rarità, mentre studi accademici, come le biografie di S.T. Joshi, elevarono Lovecraft a figura letteraria, analizzando la filosofia del cosmicismo. Gli anni '90 hanno visto antologie come la serie "Cthulhu Cycle" di Robert M. Price della Chaosium che raccoglieva racconti tematici (per esempio, volumi incentrati su Yog-Sothoth), consolidando il suo status di canone espandibile.

Questo culto prospera grazie alla partecipazione, i fan scrivono pastiche, gli artisti illustrano orrori non euclidei e band metal come i Metallica fanno riferimento a "The Call" nei loro testi. Il suo fascino risiede nella sovversione, l'orrore non del corpo ma della psiche che attrae sia gli appassionati di fantascienza sia gli studenti di filosofia, evolvendosi da pulp a icona postmoderna.

Influenza sull'horror moderno

Gli autori contemporanei attingono incessantemente al Ciclo, adottando l'indifferenza cosmica e innovando al contempo l'impalcatura di Lovecraft. Le opere di Stephen King riflettono spesso i motivi lovecraftiani dei mali antichi e del crollo della realtà, come si vede in romanzi come "It" e "The Mist". Ramsey Campbell ha ampliato il mito con la sua voce unica, fondendo l'horror psicologico con il terrore cosmico. La serie "Necroscope" di Brian Lumley incorpora elementi del mito lovecraftiano, dimostrando l'adattabilità delle creazioni di Lovecraft a vari sottogeneri dell'horror. "A Study in Emerald" (2014) di Neil Gaiman fonde il mito con Sherlock Holmes, mettendo Cthulhu contro i detective vittoriani in una fusione vincitrice del Premio Hugo. I romanzi di China Miéville ambientati a New Crobuzon, come "Perdido Street Station", pullulano di orrori biologici che ricordano gli shoggoth, fondendo lo steampunk con un'ecologia eldritch.

"The Ballad of Black Tom" (2016) di Victor LaValle reinterpreta "The Horror at Red Hook" da una prospettiva emarginata, criticando il razzismo di Lovecraft e amplificando i culti di Harlem che invocano Nyarlathotep. "Lovecraft Country" (2016) di Matt Ruff intreccia il mito con l'America dell'era Jim Crow, dove i patti degli Abitatori del Profondo alimentano la stregoneria razzista, influenzando l'adattamento della HBO del 2020. Ramsey Campbell, scrittore di lunga data del mito, lo evolve in "The Grin of the Dark", sostituendo i tentacoli con vuoti psicologici. Questi scrittori mantengono il terrore fondamentale - l'immensità inconoscibile - ma diversificano i personaggi e i temi, disintossicando l'eredità di Lovecraft.

Adattamenti cinematografici e televisivi

Il cinema ha dovuto fare i conti con la portata del Ciclo impossibile da trasporre sullo schermo, ma le sue influenze sono comunque evidenti. Infatti, il mito di Cthulhu ha ispirato numerosi film che riprendono i suoi temi del terrore cosmico e dell'insignificanza dell'umanità. I primi adattamenti furono tuttavia sporadici e spesso indiretti, poiché gli orrori astratti del mito si rivelarono difficili da tradurre visivamente.

Ciononostante, il progetto "In the Mountains of Madness" di Guillermo del Toro, mai realizzato, mirava a visualizzare gli Antichi; il suo "Pacific Rim" (2013) fa eco all'ascesa di Cthulhu con i kaiju provenienti dalle fenditure oceaniche. "The Thing" (1982), il film paranoico di John Carpenter ambientato in Antartide, fa un chiaro riferimento a "At the Mountains of Madness" attraverso assimilatori mutaforma simili agli shoggoth. "Lovecraft Country" (2020) della HBO drammatizza il mito nel contesto del razzismo degli anni '50, manifestando le Sundown Towns come ibridi di Innsmouth e rituali di evocazione di Cthulhu.

"The Void" (2016) riprende "L'orrore di Dunwich" con aberrazioni carnose nate durante l'assedio di un ospedale, mentre "Annihilation" (2018) di Alex Garland rispecchia "Il colore venuto dallo spazio" con zone mutanti e biologi protagonisti che svelano la biologia aliena. Anche la prima stagione della serie TV "True Detective" (2014) si è ispirata al Ciclo. L'influenza di Lovecraft è evidente nell'uso di culti criptici, conoscenze proibite e nel disfacimento psicologico dei personaggi che si trovano ad affrontare l'incomprensibile. L'onnipresente "Stranger Things" prende in prestito i vuoti dell'Upside Down che ricordano i portali interdimensionali, con i Demogorgoni derivano il proprio nome da un demone mitologico.

Anime come "Made in Abyss" si immergono in orrori abissali che ricordano le discese di R'lyeh, mentre "Attack on Titan" presenta titani colossali e senza pelle simili agli Antichi risvegliati. Il film mai realizzato "Cabal" di Guillermo del Toro immaginava cilindri cerebrali Mi-Go. Questi adattamenti distillano l'essenza - il timore esistenziale, l'orrore fisico - in spettacoli visivi, dimostrando l'adattabilità del mito nonostante le sfide di fedeltà.

Il Ciclo di Cthulhu resiste come il Big Bang dell'horror, la sua forza gravitazionale ha deformato i generi per quasi un secolo, dai pulp agli schermi in streaming.

Il recente adattamento TV "Lovecraft country" della HBO si immerge nel razzismo di H. P. Lovecraft - Immagine utilizzata per uso di critica o di discussione ex articolo 70 comma 1 della legge 22 aprile 1941 n. 633, fonte Internet
Il recente adattamento TV "Lovecraft country" della HBO si immerge nel razzismo di H. P. Lovecraft.

Motivi del successo dell'universo di Cthulhu

La longevità e l'espansione del mito di Cthulhu possono essere attribuite al suo concetto fondamentale di orrore cosmico che attinge a una paura primordiale e universale: il terrore dell'insignificanza in un universo inconoscibile. L'universo di Lovecraft attrae perché mette i lettori di fronte ai limiti della comprensione umana e alla fragilità della sanità mentale quando si trovano di fronte a verità che vanno oltre la comprensione umana. Questo terrore esistenziale, combinato con una mitologia ricca di immaginazione, invita a una continua reinterpretazione ed esplorazione attraverso i media.

In sintesi, il mito di Cthulhu rappresenta un contributo rivoluzionario alla letteratura horror che ha ridefinito il genere introducendo l'orrore cosmico e il tema della precaria posizione dell'umanità nel cosmo. La meticolosa costruzione del mondo di Lovecraft, caratterizzata da uno stile narrativo unico e da una visione filosofica dell'indifferenza cosmica, ha gettato le basi per un mito che, nonostante l'accoglienza iniziale contrastante, è diventato un fenomeno di culto. La sua influenza permea la letteratura horror moderna, ispirando numerosi autori che ampliano i temi lovecraftiani, e ha lasciato un segno indelebile nel cinema e nella televisione, dove i suoi motivi di antichi mali e terrore esistenziale continuano ad affascinare e turbare il pubblico. Il mito perdura come testimonianza del potere dell'immaginazione nell'affrontare il vasto e misterioso universo e il posto dell'umanità al suo interno.

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