Storie tratte dal folclore cinese - La vedova Ho

traduzione italiana a cura di Gianluca Turconi

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Storie dal mondo

Storie tratte dal folclore cinese - La vedova Ho. Racconto che ci introduce al culto dei morti e allo spiritismo cinese unito al senso millenario della giustizia e della moralità di questo antico popolo.

La vedova Ho

Dipinto femminile ispirato dall'antico folclore cinese. Immagine rilasciata sotto licenza Creative Commons Attribution 3.0 Unported, © utente Poemandpainting, fonte Wikimedia Commons

Dipinto femminile ispirato dall'antico folclore cinese.

Un giorno all'alba, un distinto Mandarino stava lasciando il tempio del Dio cittadino. Era suo dovere visitare questo tempio al primo e al quindicesimo giorno del mese, mentre la città ancora dormiva, per offrire incenso e preghiere alla statua dall'aspetto severo là custodita.

Questo Mandarino era Shih-Kung e non esisteva nelle province dell'Impero un più giusto e onesto funzionario. Ovunque il suo nome fosse pronunciato, lo era con i più profondi rispetto e reverenza, poiché il popolo cinese non ha mai perso il proprio ideale della Tien-Li, la Divina Moralità, che è ancora profondamente radicata negli altolocati come negli umili, nei ricchi come nei poveri. E l'omaggio di tutte le classi, persino delle più depravate, è offerto con piacere a qualunque uomo che dimostri cospicuamente questa celestiale virtù.

Poiché Shih-Kung era trasportato nella sua portantina, con il suo seguito appena dietro, gli accadde di notare una giovane donna camminare lungo la strada dinanzi a lui e cominciò a domandarsi cosa l'avesse portata fuori casa a una così inusuale ora del mattino. Era vestita a lutto, così dopo un'ulteriore breve riflessione, egli concluse che fosse una vedova diretta alla tomba del defunto marito per effettuare le normali offerte al suo spirito.

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All'improvviso, un turbine d'aria furiosa urlò vicino alla donna, parendo determinato a esercitare la propria forza su di lei, mentre null'altro intorno veniva toccato. Non una foglia sugli alberi era stata mossa e nemmeno un granello di polvere sulla strada, eccetto dove lei era ferma in piedi, fu alla fine agitato dalla fiera tempesta che per un momento le infuriò intorno.

Appena Shih-Kung si accorse di quello strano avvenimento, la gonna esterna della donna fu gettata in aria ed egli vide che sotto vi era un altro indumento in una tinta cremisi acceso. Egli allora seppe subito che vi era qualcosa di radicalmente sbagliato, perché nessuna donna di carattere ordinariamente virtuoso avrebbe mai osato indossare un tale colore appariscente durante il lutto. C'era anche qualcosa di sospetto nell'improvviso tornado che aveva soffiato con tanta terrificante violenza solo attorno alla donna. Non era stato un caso che fosse avvenuto lì. Era chiaramente l'irata protesta di qualche spirito che era stato vergognosamente abusato e che era determinato a fare in modo che la malfattrice non sfuggisse alla pena per il male commesso.

Chiamati a sé due sottoposti, Shih-Kung ordinò loro di seguire la donna e vedere dove andasse e cosa facesse, e di riferirglielo immediatamente.

I due investigatori obbedirono alle sue istruzioni e scoprirono che lei si era recata al cimitero presso le pendici delle colline nei sobborghi della città. Aveva portato con sé una buona quantità di carta moneta d'oro e d'argento, come è uso offrirne al defunto per consentirgli di comprare cibo e altre necessità nella Terra delle Ombre, e si era preparata a bruciarle affinché raggiungessero lo spirito a cui erano destinate, quando, con grande sorpresa dei due inseguitori, un altro tornado era sopraggiunto con la stessa violenza del precedente e aveva sparpagliato la carta in tutte le direzioni cosicché non un singolo pezzo era rimasto per essere offerto al morto.

Tutto ciò fu diligentemente riportato a Shih-Kung che subito inviò un dispaccio al magistrato di contea, ordinandogli di investigare approfonditamente sul caso e fornendogli tutti i particolari dei fatti straordinari di cui era stato testimone.

Il Mandarino subalterno fu notevolmente indeciso su come dovesse agire nella faccenda. Nessuna lamentela gli era giunta da nessuno a proposito della donna e non c'era alcuna prova particolare per agire contro di lei. In queste circostanze, decise di fare appello al Dio della Città affinché gli svelasse quel mistero che era al di là delle sue capacità di soluzione. Perciò, verso mezzanotte, si recò presso il tempio di questa famosa divinità e vi si coricò, credendo che, se avesse agito così, gli sarebbe giunta la rivelazione che lo avrebbe aiutato a risolvere le sue difficoltà.

Durante le prime ore del mattino, quasi all'alba, una visione sembrò passare chiaramente davanti agli occhi del Mandarino.

Egli vide l'arcigno dio uscire dal suo santuario e apparire oltre le tende gialle che proteggevano i suoi lineamenti dallo sguardo impuro della folla che ogni giorno si accalcava nel suo tempio. Immediatamente davanti a lui si levò nell'aria la bara di un uomo adulto che gradatamente si posò sul tavolo giusto innanzi all'altare, sul quale erano poste le coppe d'ottone contenenti le ceneri degli innumerevoli bastoni d'incenso bruciati davanti al dio per guadagnare il suo favore.

Dopo un istante, il magistrato addormentato vide un uomo alzarsi nelle tenebre circostanti e prendere posto davanti alla bara.

C'era qualcosa di molto familiare nell'aspetto di quel misterioso individuo che era là in piedi così solennemente e il Mandarino capì di averlo già visto prima. Improvvisamente lo riconobbe come il Medico del suo distretto, con il quale aveva collaborato così spesso e i cui rapporti gli erano stati frequentemente sottoposti in casi in cui si sospettava un omicidio. Fu così sbalordito dalla scoperta che si svegliò di soprassalto quando l'intera scena scomparve dalla sua vista e non poté vedere altro che l'idolo nel suo santuario, circondato dai vistosi e ordinati oggetti che costituiscono l'arredamento di un tempio.

In quel momento l'alba mandò la sua pallida e argentata luce all'interno del grande e scuro edificio, così il magistrato si alzò e si affrettò a rientrare nella propria residenza con cuore alleggerito, in quanto il dio gli aveva rivelato che il segreto che gli era sfuggito giaceva nella bara del morto e poteva essere risolto là e soltanto là. Le azioni necessarie gli sembrarono ora semplici e fu con grande sollievo che rientrò a casa.

Emise subito un ordine d'arresto per la vedova e allo stesso tempo inviò dei funzionari affinché portassero dal luogo di sepoltura la bara che conteneva il corpo di suo marito.

Quando la vedova apparve davanti al magistrato, negò di sapere qualsiasi cosa sulla causa di morte del marito. Una notte era tornato a casa ubriaco, dichiarò, ed era caduto a terra privo di sensi. Con gran fatica, era riuscita a sollevarlo sul letto, dove l'uomo era rimasto in stato d'ebrezza, come spesso fanno gli uomini sotto l'influenza dell'alcool, così lei non fu in ansia né si preoccupò per lui. Durante la notte la donna si addormentò mentre vegliava al suo fianco e quando si risvegliò scoprì con grande orrore che il marito era morto.

- Questo è tutto ciò che posso dire sulla faccenda - concluse - e se ora voi ordinerete l'esame del corpo, significherà semplicemente che nutrite dei sospetti su di me, poiché non vi era alcun altra persona con lui quando morì, tranne me. Protesto perciò contro l'esame del corpo. Se, comunque, siete determinato a farlo, vi avviso che se non troverete segni di violenza su di esso, vi esporrete secondo le leggi della Cina alla pena di morte.

- Sono pronto ad assumermene la responsabilità - replicò il magistrato - e ho già ordinato al medico di aprire la bara e procedere a un attento esame del corpo.

Ciò fu di conseguenza fatto, ma nessuna traccia di lesione, nemmeno la più lieve contusione, fu scoperta su una qualunque parte del corpo dell'uomo.

Il magistrato di contea fu grandemente angosciato dal risultato dell'inchiesta e si affrettò da Shih-Kung per avere il suo consiglio su quali passi dovesse ora intraprendere per sfuggire alla pena di morte che incombeva su di lui a causa delle sue azioni. Il Mandarino fu d'accordo nel dire che la faccenda ora si era fatta seria.

- Ma non vi è necessità che siate ansioso - aggiunse ancora il Mandarino - per ciò che avete fatto. Avete agito dietro mio ordine quindi mi assumo tutte le responsabilità per le procedure che avete adottato al fine di scoprire l'assassino.

Più tardi nel pomeriggio, quando il sole scomparve dietro le montagne d'occidente, Shih-Kung sgusciò fuori da una porta laterale della sua residenza, vestito come un mercante di vestiti, con pezze di vario genere portate a spalla. Il suo travestimento fu così perfetto che nessuno, mentre passava per strada, si sognò di sospettare che invece di essere un venditore ambulante, egli in realtà fosse il Governatore Generale della Provincia che stava cercando di ottenere la prova di un assassinio recentemente commesso nella sua capitale.

Una strada dopo l'altra, Shih-Kung arrivò infine alla periferia della città, dove le abitazioni era più sparse e la popolazione meno densa. A quell'ora ormai imbruniva, così quando giunse a una casa abbastanza in disparte, egli bussò alla porta. Un'anziana donna con un viso piacevole e un aspetto materno gli chiese con voce gentile cosa volesse.

- Mi sono preso la libertà - rispose - di venire a casa vostra per vedere se mi potreste permettere di alloggiare presso di voi per la notte. Sono uno straniero in questa regione - continuò - e viaggio lontano dalla mia casa per vendere vestiti. È scesa la notte e non so dove trascorrerla perciò vi prego di accogliermi. Non voglio la carità, sono disposto a pagarvi per qualunque disturbo vi possa causare. E domani mattina, tanto presto quanto desidererete, continuerò il mio viaggio e vi libererete di me.

- Mio buon uomo - replicò lei - Sono assolutamente disposta ad alloggiarvi per la notte. Solamente temo che potrete avere qualche noia dalla condotta di mio figlio quando rientrerà a casa più tardi questa sera.

- Il mio lavoro mi porta con qualunque tipo di compagnia - le assicurò - e incontro persone con una grande varietà di temperamento, ma generalmente sono capace di andare d'accordo con loro. Potrebbe essere così anche con vostro figlio.

Con un bonario sorriso, la vecchia signora allora gli mostrò una piccola stanza appena fuori il salotto. Shih-Kung era molto stanco, così si accomodò, vestito com'era, su un letto a trespolo sistemato in un angolo e cominciò a pensare ai suoi piani per risolvere il mistero dell'assassinio. Poco dopo cadde addormentato.

Verso mezzanotte, fu svegliato dal suono di voci nella camera accanto e sentì la madre dire: - Voglio che tu faccia grande attenzione a come tratterai il mercante e che non usi il tuo linguaggio scurrile con lui. Sebbene sembri un uomo comune, sono sicura che sia di nobili origini, perché ha modi raffinati che dimostrano come non sia nato da una famiglia di umili origini. Non volevo accoglierlo, perché sapevo che tu avresti potuto avere da ridire, ma il poveruomo era molto stanco e stava diventando buio senza che avesse un posto dove andare, così alla fine ho acconsentito a farlo rimanere. È solo per la notte e domani al sorgere del giorno ha detto che si rimetterà in viaggio.

- Odio avere estranei in casa - replicò una voce che Shih-Kung concluse essere quella del figlio. - Perciò andrò a dargli un'occhiata per vedere se è di mio gradimento.

Con una lanterna in mano, si avvicinò a dove giaceva Shih-Kung e illuminando il suo viso, lo guardò ansiosamente per qualche istante. Apparentemente fu soddisfatto, perché gridò con voce che potesse essere udita anche nell'altra stanza: - Va bene, madre, sono soddisfatto. Quest'uomo ha un buon viso e non penso che ci sia nulla da temere da lui. Lascialo rimanere.

Shih-Kung ritenne che fosse giunto per lui il momento di agire. Si stirò e sbadigliò come se si stesse svegliando e poi, sedutosi sul ciglio del letto, guardò in faccia il giovane uomo e gli domandò chi fosse.

- Oh - replicò lui in maniera amichevole - sono il figlio dell'anziana donna che vi ha dato il permesso di restare qui per la notte. Per buone ragioni, non sono tanto ansioso di avere stranieri per casa e all'iniziò ho obiettato all'avervi qui. Ma ora che vi ho guardato bene, i miei dubbi sono svaniti. Mi vanto di essere un buon giudice dei caratteri e posso dirvi che mi siete piaciuto. Venite con me nella stanza accanto, perché mi appresto a cenare e mia madre mi ha detto che vi siete addormentato senza aver mangiato. Non ho dubbi che sarete felice di unirvi a me.

Dopo essersi seduti per la cena, divennero amichevoli ed entrarono in confidenza, e il sam-shu che il figlio continuava a bere da una piccola tazza, in cui era versato da un bollitore fumante, ebbe l'effetto di sciogliere la sua lingua e di farlo parlare più liberamente di quanto avrebbe altrimenti fatto.

Grazie alla sua lunga esperienza delle classi equivoche della società, Shih-Kung scoprì molto presto che tipo di uomo gli faceva compagnia e lo considerò una miniera da cui avrebbe potuto trarre informazioni di valore per venire a conoscenza dei fatti che desiderava scoprire.

Guardando al di là del tavolo il figlio, il cui viso era ormai arrossato dall'alcool che stava bevendo, e dando una frettolosa occhiata in giro per la stanza, poiché temeva che qualcuno lo potesse udire per caso, il Mandarino disse a bassa voce: - Voglio dirti un segreto. Mi hai aperto il tuo cuore e ora farò lo stesso con te. Non sono veramente un venditore di vestiti, come ho preteso di essere. Sto usando questo mestiere per nascondere la mia reale occupazione che non voglio che nessuno conosca.

- Se te lo posso chiedere, quale può essere il commercio in cui sei occupato e del quale sembra che tu ti vergogni tanto da non confessarlo apertamente? - domandò il figlio.

- Be', sono ciò che io chiamo un ladro benevolo - rispose Shih-Kung.

- Un ladro benevolo! - esclamò l'altro con stupore. - Non ne ho mai sentito parlare e mi piacerebbe molto sapere che intendi.

- Ti devo dire - spiegò l'ospite - che non sono un ladro comune che si impossessa delle proprietà altrui a proprio beneficio. Non rubo mai per me stesso. È mia abitudine scoprire dove gli uomini si sono arricchiti ingiustamente per poi privarli, coi miei metodi, di parte dei loro guadagni illeciti e distribuirli tra la popolazione che hanno vessato. In questo modo, posso dare la giusta punizione ai colpevoli e allo stesso tempo portare sollievo ai bisogni di coloro che hanno sofferto per mano loro.

- Sono stupefatto per ciò che mi dici - replicò il figlio - sebbene non creda appieno che tu non prenda nulla da ciò che rubi. Ma ora che mi hai aperto il tuo cuore, ripagherò la tua confidenza dicendoti cosa sono io. Sono un vero ladro e mantengo mia madre, che non sospetta la verità, e mando avanti la casa con quanto rubo dagli altri.

Egli poi continuò col dare conto di alcune delle avventure avute nel corso delle sue spedizioni notturne nelle stanze e case che, dopo averle individuate con attenta osservazione, contenevano valori facilmente trasportabili.

Mentre l'altro raccontava le sue storie, gli occhi di Shih-Kung scintillarono di gioia, perché vide che l'uomo era caduto nella trappola che gli aveva teso ed ebbe fiducia che, prima che la notte fosse passata, sarebbe entrato in possesso di indizi sul mistero che si sforzava di risolvere. Fu disgustato dai sordidi dettagli della vita criminale di cui l'uomo innanzi a lui sembrava andare tanto fiero. Tuttavia, il Mandarino, grazie a una stupefacente pazienza, grandi capacità mentali e il genio per l'arte di governare che l'avevano reso famoso in tutto l'Impero, sedette per ore sopportando i miserabili discorsi di quel ladro comune. Alla fine ottenne la sua ricompensa.

- A proposito - esclamò quell'uomo il cui lavoro era introdursi nelle case quando ancora i suoi concittadini dormivano - qualche tempo fa ho avuto un'esperienza rimarchevole e poiché ti sei dimostrato una così buona compagnia, te ne parlerò, se non ritieni che sia troppo tardi per farlo.

- Sarò felicissimo di ascoltarti mentre me la racconti - rispose il suo ospite. - Mi ha molto divertito il tuo modo vivace di descrivere le avventure che hai vissuto. Meriti di essere ricompreso tra i grandi eroi antichi, che hanno reso famosi i loro nomi grazie all'audacia. Vai avanti, ti prego, e dimmi i particolari di questa esperienza inusuale.

- Bene - proseguì l'uomo. - Avevo pianificato molto attentamente una visita a una certa casa appena fuori le mura della città. Era semplice entrare senza alcun pericolo di essere visto, in quanto era in una strada tranquilla, dove i passanti sono pochi dopo il tramonto. Era un posto buio, a causa delle mura che allungavano lunghe e pesanti ombre su di esso, le quali gente poco coraggiosa affermano essere fantasmi infelici e senza riposo che si aggirano là attorno per tormentare e angosciare gli sprovveduti.

- Era poco dopo mezzanotte quando con passi furtivi procedetti lungo quelle strette strade, rimanendo quanto più possibile al riparo delle case, dove l'oscurità era massima. Ogni casa era immersa nel silenzio. Le sole cose che mi preoccupavano veramente erano i cani che, con un'intelligenza molto più grande di quella dei loro padroni, mi sospettavano di cattive intenzioni e abbaiavano contro di me, tentando morsi selvaggi alle mie gambe. Riuscii, comunque, a schivarli e finalmente arrivai alla casa che intendevo svaligiare.

- Quando vi arrivai vicino, fui sorpreso di trovarvi una luce accesa all'interno. C'era un altro fatto strano che non riuscii a comprendere ed era che una piccola porta laterale attraverso la quale avevo pianificato di entrare non era stata serrata, ma era stata lasciata socchiusa cosicché qualsiasi ladro di passaggio vi avrebbe potuto trovare facile accesso. Dopo essermi tolto le scarpe, camminai in punta di piedi lungo il cortile pavimentato in pietra, in direzione della stanza dove era accesa la luce e nascondendomi appena fuori la finestra, potei osservare tutto senza essere visto.

- Vidi una donna di una trentina d'anni sedere sola a un tavolo. Era evidentemente irritata da qualcosa, perché era accigliata e i suoi occhi di tanto in tanto vagavano con ira repressa, come se avesse subito qualche grande torto e volesse vendicarlo. Mi stavo giusto domandando quando avrei potuto finalmente occuparmi dei miei particolari affari, quando invece udii la porta laterale sbattere e passi pesanti di una persona sotto l'influenza dello sam-shu risuonare nell'oscurità.

- Mi ritirai un poco dalla finestra. Un uomo si avvicinò alla stanza dove sedeva la donna. Barcollando vistosamente, spalancò la porta, cadde sul pavimento e vi rimase privo di conoscenza. Era un piccolo tizio insignificante, mentre sua moglie era una donna vigorosa e robusta. Guardandolo con un mare di disprezzo negli occhi, lei lo avvicinò, lo sollevò da terra e lo portò su un letto nell'angolo della stanza.

- Poi tornò al suo posto, ma c'era uno sguardo malvagio nelle occhiate che continuava a dare allo sventurato marito. Mi stavo chiedendo come sarebbe andata a finire quella scena curiosa, proprio quando la vidi alzarsi e andare verso una specie di armadio da cui prese un ago di due o tre pollici di lunghezza. La donna svestì il marito e utilizzando un martello che si trovava sul tavolo, infilò l'ago in profondità nell'ombelico finché non scomparve interamente nella carne senza che fosse più possibile vederlo.

- L'uomo ubriaco urlò come se fosse in agonia, si rigirò convulsamente sul letto e poi rimase immobile, senza muoversi. Fui così spaventato dalla possibilità di essere implicato in quell'omicidio che mi catapultai fuori di casa con tutta la velocità permessa dal buio e senza fermare la mia fuga per un solo momento. Raggiunsi casa mia terrificato oltre misura dalla orribile scena di cui ero stato testimone.

- La sola parte divertente dell'intera faccenda è stato l'esame tenuto l'altro giorno sul corpo del marito morto. Ero presente e ho riso a crepapelle dell'intera procedura. C'era il Medico, con viso solenne, che applicava tutte le normali regole per esaminare il corpo in cerca di qualche prova che l'uomo fosse stato assassinato. C'era anche il magistrato di contea che interrogava e minacciava la donna di avere avuto parte nella tragedia. E c'era anche la moglie del morto, che con singhiozzi, sospiri e lacrime che gli scendevano lungo la faccia, invocava il Cielo di esserle testimone che non aveva nulla a che fare con la morte del marito. Fu una splendida farsa, recitata in maniera stupenda dalla moglie, perché non ci fu nessuna pecca nella sua deposizione e nessun segno sul corpo per poterla condannare per il suo crimine.

- Qualche mia parola avrebbe risolto la questione in un momento e il magistrato di contea, che sembrava terribilmente angosciato a causa della responsabilità in cui era incorso per legge, esaminando un corpo senza prove sufficienti per farlo, avrebbe avuto il proprio cuore alleggerito dal peso che lo tormentava se solo avessi avuto l'opportunità di sussurrargli una singola frase all'orecchio.

- È tuo dovere - si intromise l'ospite - recarti domani mattina presso la dimora del Mandarino e raccontare la tua storia al magistrato di contea, in modo che un grave crimine non resti impunito.

- Non lo farò mai - replicò prontamente l'uomo. - Cosa pensi succederebbe se facessi ciò che mi suggerisci? Sono un ladro. Mi guadagno da vivere rubando. Ero in quella casa la notte dell'assassinio appositamente per svaligiarla. Verrebbe tutto a galla se portassi la mia testimonianza. Dopo aver provato l'assassinio, cosa ne sarebbe di me? Sarei gettato in prigione e ci potrei rimanere per anni, perché chi mai salverebbe un ladro? Così la mia povera madre morirebbe di fame o sarebbe costretta a chiedere l'elemosina porta a porta. No, è impossibile per me interferire in questo caso.

Shih-Kung riconobbe le difficoltà in cui si trovava l'uomo, tuttavia senza la sua testimonianza sarebbe stato impossibile accusare la donna del crimine che aveva commesso. Pertanto progettò un piano che ritenne avrebbe rimosso gli ostacoli che gli impedivano di assicurarselo come testimone.

Voltandosi verso l'uomo, egli disse: - Ho passato una serata molto gradevole con te e ti ringrazio per la tua cortesia e ospitalità. Il mio cuore mi porta verso il desiderio di una più profonda amicizia, più di quanto le mie parole possano esprimere, perciò ti propongo che noi due ci si giuri fratellanza eterna, in modo tale che qualsiasi cosa ci accada in futuro si rimanga uno a fianco dell'altro fino alla morte.

Il giovane uomo rimase stupefatto da quella proposta inattesa, ma l'improvviso scintillio negli occhi e il sorriso che gli si aprì in viso mostrarono che gli garbava molto.

- Sarò felice di accettare - rispose velocemente - ma quando avremo l'opportunità di recarci al tempio e di registrare il nostro voto in presenza del dio?

- Non c'è nessun bisogno di andare al tempio - ribatté Shih-Kung. - Il tuo idolo di famiglia che è proprio lì davanti a noi sarà più che sufficiente per i nostri scopi. Dammi carta e penna, e scriverò l'accordo di fratellanza per presentarlo al dio.

In pochi minuti il documento fu scritto secondo le precise norme di legge che legavano due uomini in un giuramento di fratellanza. Con il più solenne dei giuramenti, Shih-Kung e quel ladro si accordarono di assistersi l'un l'altro in qualsiasi avversità in cui si fossero trovati in futuro. A qualsiasi chiamata di uno nei confronti dell'altro doveva seguire una pronta risposta. Nessun pericolo né rischio della vita doveva consentire di dissuadere uno di loro quando fosse giunta una richiesta d'aiuto o di salvataggio. Ciascuno avrebbe dovuto trattare gli interessi dell'altro come i propri e, fin tanto che fossero vissuti, l'obbligo di reciproco soccorso non avrebbe mai potuto essere diminuito o annullato.

Per provare che l'impegno solenne non era un capriccio del momento, doveva essere letto in presenza del dio familiare che in quel caso era la Dea della Misericordia. Lei sarebbe stata eterna testimone della transazione e, con le invisibili forze al suo comando, avrebbe apportato dolori e penalità a colui che avesse rotto il giuramento. In piedi davanti alla sua teca, Shih-Kung lesse l'accordo, parola per parola, con tono lento e misurato, adatto alla solennità dell'occasione. Quindi accostò la carta alla lampada e vi diede fuoco. Entrambi gli uomini la guardarono bruciare finché di essa non rimase altro che cenere. Allora seppero che la Dea aveva ricevuto il documento e lo aveva riposto nei propri archivi nel lontano Cielo d'Occidente, a memoria dei voti fatti in sua presenza in quelle prime ore del mattino.

Quando si risedettero, Shih-Kung fissò con sguardo forte e autoritario il suo nuovo fratello e gli disse: - Ora ci siamo giurati fratellanza eterna e naturalmente dobbiamo essere franchi uno con l'altro. Non posso ingannarti più a lungo, perciò devo dirti che non sono né un mercante di vestiti né un ladro benevolo nel senso in cui tu intendi la parola. Infatti sono Shih-Kung, il Viceré di questa Provincia.

Non appena l'altro uomo ebbe sentito il nome di quel grande Mandarino, che era fonte di profondo terrore per i criminali e malfattori nella sua giurisdizione, si gettò sulle ginocchia davanti a lui dominato da vile terrore e, sbattendo ripetutamente il capo a terra, implorò per la sua pietà.

Sollevandolo gentilmente con una mano, Shih-Kung gli disse di accantonare tutti i suoi timori. - Tu sei mio fratello, ora - lo rincuorò - e abbiamo appena giurato in presenza della Dea di difenderci l'un l'altro a costo della vita. Certamente rispetterò la mia parte del giuramento. Da questo momento, si è compiuta la tua fortuna. E per quel che riguarda tua madre, che mi ha accolto con tanta affabile cortesia, sarà mio privilegio provvedere a lei finché vivrà.

Incoraggiato da queste parole del grande statista, il giovane uomo comparve alla seconda inchiesta, che Shih-Kung aveva ordinato si tenesse, e testimoniò in modo tale che la colpevolezza della miserabile moglie fosse chiaramente stabilita e che ella andasse incontro a una giusta punizione.

(racconto tratto da Rev. J. MacGowan, Chinese Folk-lore tales, MacMillan & Co. Limited, 1910, Londra, testo in pubblico dominio. Traduzione italiana © 2013 Gianluca Turconi)

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