Storie tratte dal folclore cinese - Kwang-Jui e il Dio del Fiume

traduzione italiana a cura di Gianluca Turconi

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Storie dal mondo

Storie tratte dal folclore cinese - Kwang-Jui e il Dio del Fiume. I giovani cinesi di retta moralità, nonostante le grandi sofferenze che possono dover affrontare, hanno come ideale terreno di raggiungere il Palazzo Imperiale in qualità di funzionario d'alto rango, a dimostrazione del proprio impegno e valore. E' ciò che accade a Kwang-Jui che contemporaneamente riceverà in dono dal Cielo l'amore di una bella fanciulla e l'incarico di Prefetto imperiale in un'importante provincia. Tutto pare perfetto, eppure il Destino saprà mettere lui e la moglie a durissima prova.

Kwang-jui e il Dio del Fiume

Miniatura della Città Proibita, la residenza imperiale che era il sogno terreno di ogni giovane cinese. Immagine in pubblico dominio, fonte Wikimedia Commons

Miniatura della Città Proibita, la residenza imperiale che era il sogno terreno di ogni giovane cinese. Immagine in pubblico dominio, fonte Wikimedia Commons

La Cina è una terra dove le grandi masse del popolo devono faticare e lottare incessantemente persino per soddisfare le necessità basilari dell'esistenza quotidiana. Innumerevoli moltitudini non godono di cibo sufficiente, ma si devono accontentare di ciò che il Cielo manda loro e sono profondamente grati quando si assicurano due pasti al giorno per evitare i morsi della fame a se stessi e ai loro figli.

Quanti sono coloro che pur faticando grandemente non riescono nemmeno a ottenere questi due pasti è reso evidente dalle comunità di mendicanti organizzati che si possono trovare in ogni grande città dell'Impero e dal gran numero di vagabondi che vagano per il paese, sulle strade principali e secondarie, con facce pallide e stravolte, e con vestiti quasi a pezzi, disposti ad accettare lo scarso sostentamento offerto loro dal buono di cuore mentre passano di villaggio in villaggio.

Qualsiasi siano i loro più intimi pensieri, i Cinesi sopportano le loro difficoltà e privazioni con uno splendido eroismo e con poche lamentele, senza diffusi casi di rapina e senza saccheggi di negozi di riso e granai pubblici da parte di criminali organizzati resi folli dalla fame.

C'è una bella caratteristica dei Cinesi che è un fattore importante nella conduzione della nazione. Essi sono permeati da almeno un grande ideale, che tocca la loro vita comune sotto ogni aspetto. Ogni uomo nell'Impero, ricco o povero, istruito o ignorante, ha un profondo rispetto per ciò che è chiamato Tien-Li, o Divina Moralità. Con essa i Cinesi giudicano tutte le azioni. E' lo standard in base al quale Re e Principi e la gente comune reggono la propria condotta, tanto negli affari di stato quanto negli avvenimenti ordinari della comune vita quotidiana.

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Oltre a ciò, le menti dei Cinesi sono piene di romanticismo e poesia, cosicché per loro il mondo invisibile è popolato da fate e ogni tipo di spiriti, sia buoni sia malvagi, i primi impegnati ad alleviare in modi misteriosi il monotono grigiore che la sofferenza e il disastro gettano sulle vite degli uomini.

La storia di Kwang-Jui è prova rimarchevole della fede immensa che i Cinesi hanno nell'intervento di questi esseri misteriosi a protezione degli uomini da calamità che altrimenti si dimostrerebbero fatali per loro.

Quando incontriamo per la prima volta Kwang-Jui, egli viveva con la madre vedova in una zona appartata del paese. Suo padre era morto qualche tempo addietro e Kwang-Jui era il solo su cui le fortune di casa si potessero fondare. Era un giovanotto molto studioso e possedeva notevoli abilità, tanto da aver superato vari Esami Imperiali, persino quello finale nella capitale, dove il Sovrano stesso presiedeva come esaminatore.

Dopo quest'ultimo esame, poiché gli aspiranti stavano attendendo fuori la Sala che fossero letti i nomi di coloro che avevano soddisfatto l'Imperatore, si era radunata una considerevole folla. La maggior parte di queste persone era giunta per pura curiosità per ascoltare l'Editto Imperiale e scoprire quale studioso fosse risultato primo in lista. L'eccitamento era intenso e le ipotesi si moltiplicavano su quale dei candidati, che venivano da quasi tutte le province dell'Impero, avesse ottenuto il posto d'onore che era il sogno e l'ambizione di ogni studioso in quella terra.

Infine, ogni respiro fu trattenuto e ogni voce si fece silenziosa, nel momento in cui uno degli alti funzionari del palazzo, accompagnato da un imponente seguito, uscì dalle grandi porte centrali, che furono spalancate al suo approssimarsi. Con voce chiara cominciò a leggere la lista. Iniziava col nome di Kwang-Jui.

In quel preciso momento accadde un incidente che avrebbe cambiato l'intero corso della carriera di Kwang-Jui. Mentre era in piedi, sopraffatto dall'emozione in conseguenza del supremo onore che gli era stato attribuito dall'Editto dell'Imperatore, una piccola palla, stupendamente ricamata, fu tirata da una finestra superiore di una casa lungo la via, e lo colpì sulla spalla.

Si deve spiegare che era uso in quei primi giorni della storia della Cina permettere a qualsiasi giovane fanciulla che fosse riluttante a far scegliere il proprio marito ai suoi genitori, di servirsi di ciò che era chiamato "Il lancio della palla ricamata" per scoprire l'uomo che gli dei volevano che lei sposasse. Questa palla era fatta con materiale soffice, avvolta da un pezzo di seta rossa ricoperta da varie figure, lavorata dalle mani della damigella e rappresentava l'amore con cui marito e moglie erano indissolubilmente legati. Era fermamente creduto da ogni ragazza d'animo romantico che l'uomo colpito dalla palla fosse colui che il Cielo avesse eletto come marito e nessun genitore si sarebbe mai sognato di rifiutare la scelta fatta in questo modo.

Mentre Kwang-Jui stava guardando con divertita meraviglia quel simbolo di cui aveva ben compreso il significato, un messaggero della casa da cui era stato lanciato gli richiese con toni rispettosi di accompagnarlo dal suo padrone che desiderava discutere con lui di una questione importante.

Non appena Kwang-Jui entrò nella casa, scoprì con sorpresa che apparteneva al Primo Ministro, il quale lo ricevette con la massima cordialità e, dopo una lunga conversazione, dichiarò che era pronto a sottomettersi alla volontà degli dei e ad accettarlo come genero. Kwang-Jui fu naturalmente deliziato dalle brillanti prospettive che improvvisamente gli si aprivano innanzi. Quel giorno, in verità, era speciale, un presagio, sperò, che il fato si stesse preparando a inondarlo di fortuna per il futuro. In una singola giornata era stato salutato come lo studioso maggiormente distinto nell'Impero ed era stato anche riconosciuto come genero del più alto funzionario imperiale, che aveva il potere di nominarlo agli incarichi più elevati dove poteva assicurarsi non solo onori, ma anche ricchezza sufficiente per allontanare la povertà dalla sua casa per sempre.

Poiché non vi era ragione per un rinvio, la mano della bella figlia che aveva lanciato la palla ricamata e che era deliziata che il Cielo avesse scelto per lei un marito tanto brillante, gli fu concessa dai genitori. Seguirono tempi di grandi festeggiamenti e quando Kwang-Jui pensava ai giorni quieti e noiosi in cui era ancora sconosciuto alla gloria e li confrontava con la sua vita attuale, gli sembrava di vivere in una fiaba. I suoi sogni più sfrenati del passato non avevano mai immaginato qualcosa di tanto grandioso quanto la vita che stava conducendo ora. In un solo balzo era passato da una povertà relativa alla fama e alla ricchezza.

Dopo qualche tempo, grazie all'influenza di suo suocero e col benevolo consenso dell'Imperatore, il quale ricordava quale studente brillante fosse stato, Kwang-Jui fu nominato Prefetto di un importante distretto nel centro della Cina.

Portando la moglie con sé, egli prima di tutto passò presso la sua vecchia casa, dove sua madre stava aspettando con grande ansietà per dare il benvenuto al figlio ora famoso. L'anziana signora si sentiva abbastanza nervosa per l'incontro con la sua nuova nuora, sapendo che quest'ultima proveniva da una famiglia di classe molto più elevata e distinta rispetto al proprio clan. Poiché era necessario che Kwang-Jui assumesse il proprio incarico come Prefetto senza ritardi non dovuti, lui, la moglie e la madre si rimisero in viaggio nell'arco di pochi giorni diretti alla distante prefettura, dove le loro vite erano destinate a essere guastate dal dolore e dal disastro.

Avevano ormai percorso la maggior parte della strada e avevano raggiunto una cittadina mercantile, quando la madre di Kwang-Jui, provata dal faticoso viaggio, si ammalò improvvisamente. Il dottore che fu chiamato scosse la testa e annunciò che soffriva di una malattia molto seria che, sebbene non necessariamente fatale, necessitava di totale riposo per almeno due o tre mesi. Qualsiasi viaggio ulteriore doveva perciò essere abbandonato, in quanto avrebbe comportato le più serie conseguenze per l'anziana donna.

Tanto il marito quanto la moglie furono grandemente addolorati dallo sfortunato incidente che li teneva bloccati in quella locanda di passaggio. Erano veramente afflitti per la seria malattia della madre, ma erano ancora più confusi su come comportarsi in quella situazione. L'Editto Imperiale che nominava Kwang-Jui alla sua funzione di Prefetto gli ordinava di assumerne l'incarico entro una data precisa. Ritardare finché sua madre fosse stata in grado di sopportare le fatiche del viaggio era fuori questione, in quanto la disobbedienza agli ordini dell'Imperatore lo avrebbe gravemente scontentato. Alla fine sua madre suggerì che lui e la moglie andassero avanti e che lui, dopo aver assunto i doveri del proprio incarico, li delegasse per qualche tempo ai propri subordinati e tornasse per riportarla a casa.

Kwang-Jui decise di seguire questo consiglio, sebbene con grande riluttanza, poiché non desiderava abbandonare la madre alle cure di estranei. Diede perciò tutte le disposizioni che gli fu possibile dare per il benessere della madre mentre erano separati: incaricò dei servi di accudirla e lasciò sufficiente denaro per coprire tutte le spese durante la sua assenza.

Con la mente piena di preoccupazione per sua madre e desideroso di mostrarle quanto ansioso fosse per farle piacere, andò al mercato della città per vedere se potesse comprare qualche tipo di pesce di cui lei amasse cibarsi. Era appena uscito dal cortile della locanda quando incontrò un pescatore con proprio la specie di pesce che voleva acquistare.

Mentre discuteva il prezzo d'acquisto con l'uomo, qualcosa di particolare nel pesce attrasse la sua attenzione. C'era un'espressione peculiare nei suoi occhi che sembrava piena di pathos e implorazione. Il suo sguardo era puntato su di lui, così umano con quell'intensità, che Kwang-Jui istintivamente sentì come se lo stesse implorando di evitargli qualche tipo di disastro. Ciò lo fece guardare meglio e con sua sorpresa gli occhi liquidi del pesce erano ancora fissi su di lui con un riguardo appassionato che lo fece tremare d'eccitazione.

- Pescatore - disse allora Kwang-Jui - voglio comprare questo pesce ed eccoti il prezzo che mi chiedi. Ho solo una condizione da porre ed è che tu lo riporti al fiume dove lo hai pescato e che lo lasci libero di nuotare ovunque preferisca. Ricordati che se fallirai nel compiere questa parte dell'accordo, grande dolore ricadrà su di te.

Nessuno di loro due si sarebbe mai sognato che il pesce fosse il Dio del Fiume che per scopi propri si era trasformato in quella forma e che, mentre nuotava su e giù lungo la corrente era stato catturato dalla rete del pescatore.

Dopo aver viaggiato per alcune ore, Kwang-Jui e sua moglie arrivarono alla riva di un fiume importante, dove noleggiarono una grande barca che li avrebbe condotti alla loro destinazione.

Il barcaiolo che ingaggiarono era un uomo di basse qualità. Era stato originariamente uno studioso di buona famiglia, ma, completamente depravato e immorale, era progressivamente affondato sempre più in basso nella società finché alla fine era stato costretto a fuggire dalla propria casa verso una lontana provincia e là si era impegnato nella sua attuale occupazione per guadagnarsi da vivere. Il gran numero di beni che Kwang-Jui aveva con sé sembrò suscitare le peggiori passioni in quest'uomo e mentre la barca era spinta da un buon vento e una crescente corrente, pianificò nella sua mente come impadronirsene. Per il tempo in cui avevano raggiunto il posto dove si sarebbero ancorati per la notte, egli aveva già deciso quali azioni avrebbe compiuto.

Di conseguenza, poco dopo mezzanotte, scivolò furtivamente verso il posto dove Kwang-Jui stava dormendo, lo pugnalò al cuore e gettò il suo corpo nel fiume tumultuoso. Minacciò quindi la moglie che se avesse osato emettere un suono, avrebbe ucciso anche lei e l'avrebbe mandata a raggiungere il marito nella Terra delle Ombre. Paralizzata dal terrore, lei rimase muta, con solo qualche singhiozzo e gemito che gli venivano dritti dal cuore straziato. La sua prima idea cosciente fu di suicidarsi e si stava preparando a lanciarsi nell'acqua che gorgogliava ai lati della barca quando fu trattenuta dal pensiero che se si fosse data la morte, non avrebbe mai potuto vendicare la morte del marito e dare la giusta punizione a quella canaglia che lo aveva appena ucciso.

Comunque, non era solo una rapina che aveva in mente quell'uomo che aveva commesso un così grande crimine. Aveva idee più grandi. Aveva notato che nelle fattezze personali somigliava molto alla sua vittima, così decise di farsi passare per Kwang-Jui, il Mandarino che l'Imperatore aveva inviato per assumere l'incarico di Prefetto.

Minacciata la vedova di morte se avesse osato fiatare con qualcuno sul vero stato delle cose e agghindatosi con le vesti ufficiali dell'uomo che aveva pugnalato a morte, il barcaiolo si recò al palazzo dove presentò le credenziali imperiali e fu perciò nominato nel suo incarico. Non gli passò neppure per la mente che il silenzio della vedova non fosse dettato dalla codardia, ma dalla severa risoluzione di una donna intelligente che voleva fare qualunque cosa per avere vendetta su quell'uomo che l'aveva derubata del marito, dono diretto del Cielo.

Tuttavia, immediatamente dopo che il corpo di Kwang-Jui era stato gettato in acqua, la consueta pattuglia, mandata dal Dio del Fiume per vedere che l'ordine fosse mantenuto nei suoi domini, vi si imbatté e lo portò immediatamente a tutta velocità alla presenza del dio stesso.

Il dio lo guardò intensamente per un istante e poi esclamò con grande eccitazione: - Perché è successo proprio a questa persona che solo ieri mi ha salvato la vita quando ero in pericolo di una morte tanto crudele? Ora potrò mostrargli la mia gratitudine usando tutto il potere che possiedo per servire i suoi interessi. Portatelo alla Grotta di Cristallo - continuò - dove solo coloro che si sono distinti al servizio dello Stato possono giacere. Quest'uomo può rivendicare nei miei confronti più di chiunque altro in passato. E' il salvatore della mia vita e mi prenderò teneramente cura di lui, finché la trama del Destino non sarà completata e la vendetta del Cielo ricaduta sul suo assassino ed egli possa nuovamente riunirsi alla moglie dalla quale è stato tanto spietatamente separato.

Col passare dei mesi, la vedova di Kwang-Jui diede alla luce un figlio, vera immagine del padre morto. Nacque di notte e poco dopo la sua nascita, una voce misteriosa, che non poté essere individuata, fu udita dire distintamente: - Lasciate che il bambino sia portato via da palazzo senza ritardi, prima del ritorno del Prefetto, altrimenti la sua vita sarà in pericolo.

Di conseguenza, l'indomani, il neonato, del cui destino persino il Cielo pareva preoccupato, fu accuratamente avvolto in molte vesti per proteggerlo dalle intemperie. All'interno del vestito più interno fu incluso un piccolo documento che raccontava la tragica storia del bambino e descriveva il pericolo che minacciava la sua vita a causa di quel grande nemico. Per poter identificare il proprio figlio, anche dopo che fossero trascorsi molti anni, la madre gli tagliò l'ultima falange del mignolo della mano sinistra e col cuore pieno di angoscia inespressa, tra lacrime e singhiozzi, diede un ultimo, prolungato sguardo al viso del piccolo.

Una servitrice di fiducia lo condusse fuori dalla sua stanza e per vie tortuose e sentieri segreti lo depose infine sulla riva del fiume. Dopo aver dato un'ultima occhiata al prezioso fagotto per assicurarsi che nessun pericolo lo minacciasse, la donna si affrettò nuovamente in direzione della città, col debole pianto del neonato che risuonava ancora nelle sue orecchie.

Ora il bambino era nelle mani del Cielo. Ciò fu evidente dal fatto che in pochi minuti un abate di un monastero, visibile in cima a una collina nelle vicinanze, passò proprio sullo stretto sentiero a fianco del fiume. Sentendo il pianto del bambino, si precipitò verso il luogo da cui proveniva il suono e lo raccolse. Dopo aver realizzato che era stato abbandonato, lo portò al monastero e diede disposizioni per la sua cura. Fortunatamente, era un uomo di natura profondamente benevola e non si sarebbe potuta trovare persona migliore per prendersi cura del bambino.

Dobbiamo ora permettere che trascorrano diciotto anni. Il bambino che era stato lasciato sulla riva del fiume crebbe fino a diventare un giovanotto bello e buono. L'abate era stato suo amico fin dal giorno in cui il suo cuore era stato toccato dal suo pianto e il suo amore per il piccolo trovatello era cresciuto col passare degli anni. Il ragazzo era divenuto quasi un figlio per lui e per non separarsene, gli aveva insegnato i doveri del tempio, cosicché egli era ora un monaco qualificato al servizio degli dei.

Un giorno, il giovane uomo, il cui nome era Sam-Choang, ritornò dall'abate con uno sguardo irrequieto e insoddisfatto sulla faccia, e lo pregò di dirgli chi fossero suo padre e sua madre. Il vecchio monaco, che era a conoscenza da lungo tempo della storia sull'assassinio di Kwang-Jui, ritenne fosse giunto il tempo che il ragazzo conoscesse quanto gli era stato in precedenza nascosto. Preso il documento che era stato trovato su di lui quand'era bambino e glielo lesse rivelandogli il grande segreto. Dopo di che, una lunga e seria discussione ebbe luogo tra i due sulle azioni più sagge da adottare per consegnare il Prefetto alla giustizia e liberare la madre del ragazzo dalla posizione umiliante che lei aveva eroicamente sopportato in quei diciotto anni.

Il giorno successivo, il giovane monaco, con la testa rasata e vestito con l'usuale abito color ardesia, apparve al palazzo del Prefetto per sollecitare delle donazioni in favore del vicino monastero. Poiché il Prefetto era assente a causa di affari pubblici, egli fu fatto entrare nella sala d'aspetto, dove fu accolto dalla madre, che era sempre stata una generosa sostenitrice della Dea della Misericordia.

Alla vista di questo attraente giovane bonzo, il cuore della donna fu agitato in maniera strana e potente, come non lo era stato da lunghi anni. E quando notò che il mignolo della sua mano sinistra mancava dell'ultima falange, lei tremò per la grande eccitazione.

Dopo qualche parola sull'argomento per cui era venuto, il giovane monaco fece scivolare nelle mani della madre il documento che aveva scritto diciotto anni prima e non appena lei guardò la propria scrittura, per poi fissarlo in volto e vedere la straordinaria somiglianza con l'uomo a cui aveva tirato la palla ricamata, l'istinto dentro di lei improvvisamente eruppe e riconobbe che quel giovanotto era suo figlio. La gioia della madre nel vedere il volto di Sam-Choang era dimostrata dagli occhi scintillanti e dal radioso sguardo di piacere con cui si accese la sua espressione.

Dopo essersi allontanata per un breve periodo, sua madre ritornò con una lettera che gli consegnò. A bassa voce gli disse che era indirizzata a suo padre, che ancora viveva nella capitale, e che doveva portargliela senza indugi. Per prevenire sospetti da parte del Prefetto, lui avrebbe viaggiato come un monaco qualunque impegnato nell'ottenere donazioni per il proprio monastero. Doveva anche assicurarsi di visitare il luogo dove sua nonna era stata lasciata e provare a scoprire cosa fosse stato di lei. Al fine di sostenere le spese di viaggio, gli diede alcune barre d'oro che avrebbe potuto scambiare con moneta corrente alle banche lungo la strada.

Quando Sam-Choang arrivò alla locanda dove suo padre si era separato da sua nonna, non trovò tracce di lei. Vi era un nuovo proprietario che non l'aveva mai sentita nominare, ma facendo ricerche tra i negozianti del vicinato, il giovane scoprì con orrore che la nonna era ora un membro del campo dei mendicanti e che il suo nome era elencato tra gli appartenenti a quella degradata fratellanza.

Mentre raggiungeva il miserabile tugurio in cui lei viveva, scoprì anche che quando il suo denaro si era esaurito e nessuna rimessa gli era giunta dal figlio, era stata gettata in mezzo alla strada dal locandiere e da allora aveva vagabondato per il paese, vivendo degli avanzi concessi dalla gente di buona volontà. Grande fu la sua gioia quando il nipote la condusse alla migliore locanda del luogo e alla sua partenza gli fu dato abbastanza denaro per qualsiasi necessità, in attesa che si rincontrassero.

Dopo che Sam-Choang ebbe raggiunto la capitale e consegnato la lettera della madre al nonno, seguì un profondo eccitamento. Non appena l'Imperatore fu ufficialmente informato del caso, decise che una punizione severissima sarebbe stata inflitta all'uomo che non solo aveva commesso un crudele assassinio, ma con tale mezzo aveva osato usurpare una punizione che poteva essere detenuta solo per ordine del Sovrano. Un Editto Imperiale fu pertanto emesso e fu ordinato al Primo Ministro di radunare un numero considerevole di truppe, di procedere alla massima velocità verso quel distretto dove il crimine precedentemente ignorato era stato commesso e di provvedere all'immediata esecuzione del colpevole.

A marce forzate, così da precedere qualunque spia fosse partita dalla capitale, la forza punitiva raggiunse la città poco prima dell'inizio del giorno. Qui i soldati aspettarono in silenzio fuori le porte cittadine, attendendo ansiosamente il rombo del cannone che annunciava l'alba e, allo stesso tempo, l'apertura delle porte per consentire al traffico quotidiano di iniziare.

Nel momento in cui le guardie lasciarono passare la folla in attesa all'esterno, i soldati, avanzando di corsa, raggiunsero velocemente il palazzo e arrestarono il Prefetto. Senza processo, ma semplicemente con un brusco annuncio del Primo Ministro che stava agendo dietro istruzioni dell'Imperatore, il Mandarino fu trascinato senza tante cerimonie in mezzo alla folla stupita che si era affrettata a vedere quello sbalorditivo spettacolo.

Il Fato aveva marciato lentamente, ma con infallibile certezza e alla fine aveva raggiunto quel miserabile criminale.

Ma dove fu portato? Non fu condotto al terreno di esecuzione, dove i malfattori erano destinati a finire le loro carriere nella vergogna. Strada dopo strada, i soldati dalla faccia severa forzarono il mandarino giù per la via principale, ai cui lati si era spesso allineata una folla rispettosa quando il falso Prefetto l'aveva percorsa col suo altezzoso seguito. Alla fine raggiunsero la porta della città e vi marciarono attraverso, e poi avanti verso il fiume che brillava a distanza come un filo d'argento.

Arrivati alla sua sponda, le truppe formarono un quadrato col prigioniero al centro. Rivolgendosi a lui, il Primo Ministro disse: - Ho scelto questo luogo invece del terreno pubblico per le esecuzioni dove i criminali sono messi a morte. Il tuo non è stato un crimine comune, così oggi, innanzi al Cielo, la cui giustizia hai osato violare, e col suono della corrente del fiume che è stato testimone dell'assassinio, tu morirai.

Mezza dozzina di soldati lo gettarono a terra violentemente e in pochi minuti il boia gli aveva strappato il cuore sanguinante dal petto. Poi, tenendolo ancora in mano, aspettò al fianco del Primo Ministro che lesse alla grande moltitudine lì raccolta le accuse formulato contro il Prefetto. In esse descrisse i suoi crimini e allo stesso tempo si appellò al Cielo e al Dio del Fiume affinché prendessero misure per soddisfare e appagare lo spirito di colui a cui era stata strappata la vita dall'uomo giustiziato.

Dopo che la lettura del documento fu conclusa, fu dato fuoco al cadavere e fu permesso che bruciasse finché rimasero solo le ceneri annerite. Quelle, insieme col cuore del criminale, furono gettate nel fiume. Esse furono perciò formalmente consegnate al Dio che avrebbe visto come nella Terra delle Ombre sarebbe arrivata un'ulteriore punizione all'assassino per i crimini che aveva commesso sulla terra.

La pattuglia del Dio del Fiume passò poco dopo che le ceneri e il cuore erano stati scagliati nel fiume e le raccolsero attentamente, trasportandole alla residenza ufficiale del Dio. L'accusa fu formalmente inserita negli archivi per essere usata come prova quando il caso fosse stato portato all'attenzione di Yam-lo. E dopo aver guardato per breve tempo il cuore per un esame approfondito, il Dio esclamò: - Così alla fine l'assassino ha ricevuto parte della punizione che si è così ampiamente meritato. Ora è tempo per me di svegliare il marito addormentato, cosicché possa ricongiungersi con sua moglie da cui è stato separato per diciotto anni.

Passato nella Grotta di Cristallo, dove la forma incosciente di Kwang-Jui aveva riposato per così tanti anni, il Dio toccò gentilmente il corpo con la sua mano e disse: - Amico, risorgi! Tua moglie ti aspetta e gli onori che il Sovrano ti concederà, ti posizioneranno tra gli uomini più famosi dello Stato. Risorgi e prendi ancora una volta posto tra i vivi!

Il Primo Ministro sedeva con la figlia, ascoltando la triste storia degli anni di sofferenza che aveva dovuto passare, quando la porta si aprì silenziosamente e la figura del marito perduto da lungo tempo entrò. Entrambi furono colti da paura e sorpresa, perché credettero che ciò che stavano vedendo fosse solo uno spirito senza riposo che era ritornato dalla Terra delle Ombre e che sarebbe presto sparito dalla loro vista. In ciò, comunque, furono gradevolmente smentiti. Kwang-Jui e sua moglie furono di nuovo riuniti e per molti anni i loro cuori furono così pieni di gioia e contentezza che la sofferenza sopportata svanì dalle loro memorie. Per sempre pensarono con la più profonda gratitudine al Dio del Fiume che per diciotto anni aveva tenuto vivo il marito e lo aveva infine ricondotto dalla sua devota e affranta moglie.

(racconto tratto da Rev. J. MacGowan, Chinese Folk-lore tales, MacMillan & Co. Limited, 1910, Londra, testo in pubblico dominio. Traduzione italiana © 2013 Gianluca Turconi)

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