Storie vere di fantasmi napoletani - Seconda parte: le case infestate

a cura di Alberto Ferrero

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Storie vere di fantasmi napoletani, seconda parte: le case infestate. Da Fuorigrotta a Marano, passando per il Vomero e Casandrino insieme a diverse altre località, attraverso interviste in presa diretta o brevi reportage di cronaca, Alberto Ferrero ci racconta le inquietanti presenze legate, in maniera benigna o maligna, a case e costruzioni dell'area partenopea caratterizzate da fama sinistra.

INFESTATORI E VISITATORI

La Vecchia Proprietaria

"Premetto di essere una persona abbastanza superstiziosa, facilmente suggestionabile, eppure so quello che ho visto e garantisco l'assoluta veridicità del mio racconto. Abitavo in una casa nei pressi di Fuorigrotta, la condividevo con altre persone. Sentivo passi, vedevo luci che si accendevano da sole. Si trattava di una specie di mansarda, una casa all'apparenza normale, con un soppalco mansardato, un ripostiglio che nessuno usava mai. In quella zona della casa sentivo chiaramente dei passi e già questo mi suonò abbastanza strano.

La cosa che mi rimaneva più sconcertato era che, quando rimanevo da solo in casa, la mattina mi svegliavo e trovavo le luci accese in cucina, malgrado mi ricordassi di averle spente. Oppure, al contrario, mi ricordavo di averle lasciate accese e invece le trovavo spente. Stanco delle varie stranezze che mi stavano accadendo intorno, decisi di fare la cosa più bizzarra che mi potesse venire in mente. Una notte, poco prima di andarmene a dormire, lasciai un foglietto vicino all'interruttore della luce in cucina, sul quale scrissi: "L'ho spenta!".

La mattina dopo, la luce era accesa! Quindi ebbi la conferma che qualcosa di misterioso vi era in casa, dato che ero da solo e nessuno poteva averlo fatto al mio posto. Scoprii che si trattava del fantasma della vecchia proprietaria, rimasta ancora legata alla sua abitazione. Decisi anche di familiarizzare con questo spirito, allo scopo di esorcizzare un po' la paura. Ci parlavo come a una persona in carne ed ossa. Fu così per circa un anno, il tempo durante il quale vissi in quella casa".

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Esperienze di un Teatrante

"Personalmente - racconta l'attore e regista Tato Russo - non ho mai creduto ai fantasmi, ma sono stato testimone di alcuni eventi. Una volta avevo un Teatro delle Arti al Vomero, che aprimmo in uno scantinato. Lo rimettemmo completamente a nuovo. Mi ricordo una notte, verso le due e mezza, le tre, io e un mio collaboratore, uno scenografo, stavamo incollando la moquette, a un certo punto sentimmo un vento, ma uno di quelli davvero forti, un vento misterioso che entrò dalla porta, andò dritto in faccia al muro uscendo poi dall'unica porta che c'era. Rimanemmo intontiti da questo fatto e ce ne andammo piuttosto impauriti.

Era un fenomeno fisico, una massa che si muoveva, ma cosa fosse quella massa ancora oggi non saprei dirlo. Qualche giorno dopo stranamente sapemmo che in quel locale, adibito un tempo a fabbrica di calzature, era morto il proprietario. Tra l'altro si dice anche che tali spiriti vadano via quando tu ripitturi, ristrutturi gli immobili.

Anche al Teatro Bellini, di cui sono direttore artistico, pare che vi sia stato un fantasma, quello di una monaca. All'inizio, quando il Bellini fu ristrutturato, c'era una vecchia portiera del teatro, che mi chiedeva come facessi a stare lì dentro, poiché era stata più volte segnalata la presenza di uno spirito che io però non ho mai visto, chissà, magari mi avrà preso in simpatia...

Si trattava, a quanto pare, dello spirito di una monaca, dato che qui accanto vi è un convento, la congrega dei professori di musica, tutti musicisti che seppellivano in questa chiesa, in cui vi è una cappella con una scala santa, tant'è vero che questa è considerata una chiesa di culto. Molte le persone che mi hanno parlato di questo spirito e anch'io per un po' ho creduto che vi fosse, poi a un certo punto ho pensato che non vi fosse più. Probabilmente, avendo pitturato qualche cosa, sarà andato via spontaneamente.

E ancora, una volta ho abitato per circa due mesi in una casa a via Chiatamone prestatami da un amico, una casa disabitata all'ultimo piano. Al suo interno vi era una porta chiusa, che quest'amico mi raccomandò di non aprire mai. Non appena misi piede in quella casa, avvertii già dei primi segni di disagio. Una notte sentii un vento passare per la mia stanza, un vento forte, incredibile.

A un certo punto, dopo un po' di tempo che stavo là, il portiere, accortosi che abitavo in quell'appartamento, mi chiese come facessi a starci: "Non sapete - disse - che quella è la casa degli spiriti?". Pare che il padrone di casa, un pittore, avesse dipinto molti morti, questo come premonizione della sua prematura scomparsa, lui che morì con un cancro alla gola. E difatti tutti questi quadri ritraevano impiccati, persone colpite alla gola.

Quella stanza che mi fu proibita, come il mio amico mi spiegò, conteneva proprio questi quadri e quindi non si poteva entrare. In quella casa ho fatto anche le prove di diversi miei spettacoli, e non solo io, ma molte altre le persone che si sentivano a disagio e avvertivano delle presenze. Come persona abbastanza evoluta intellettualmente, posso dire che qualcosa c'era, concretizzandosi comunque in un evento fisico, sempre in un vento, un forte vento".

Il Vecchio Campo di Concentramento

A Casandrino, più precisamente in una zona al confine tra Casandrino e Grumo Nevano, vi è un palazzo abbastanza grande, oggi disabitato, ma fino a qualche anno fa regolarmente occupato e con la presenza, a pian terreno, di diverse attività commerciali andate poi in fallimento. Chiunque vi andasse ad abitare, non durava più di qualche mese.

Si racconta che questo palazzo sia stato costruito su un vecchio campo di concentramento, dove deportavano in particolare donne e bambini. E infatti tutte le persone che vi hanno abitato, anche se per un periodo molto breve, raccontano, ancora spaventate, di aver udito urla, pianti di bambini, ma anche porte che si aprivano e si chiudevano da sole, cigolii, rumori strani, rubinetti dell'acqua che si aprivano senza essere mossi da alcuno.

Bastavano tali fenomeni a far fuggire a gambe levate gli inquilini del palazzo, affittuari o proprietari che fossero. Il palazzo di fatto è attualmente ancora disabitato e i negozi a pian terreno, a causa dello scarso successo conseguito, erano costretti dopo un po' già a chiudere. Non risulta che siano state più aperte da quelle parti altre attività commerciali.

Qualcuno del vicinato racconta di aver persino visto passare, di notte, una carrozza, trainata da cavalli, in cui vi era una sposa che piangeva. Si ritiene possa trattarsi del fantasma di una giovane sposa, morta nel campo di concentramento sul quale fu poi costruito il palazzo, il cui infame destino le impedì quel matrimonio al quale sarebbe dovuta giungere appena pochi giorni dopo la sua cattura.

Non Aprite Quella Porta...

"Un giorno mi capitò, per scherzo, di entrare con alcuni miei amici in una casa abbandonata. Ci andammo al tramonto. Una volta entrati, notammo una luce che veniva da dietro una porta, come la tenue luce di una candela, impauriti ma convinti ci avvicinammo alla porta socchiusa.

Non appena un mio amico mise la mano sulla maniglia nel tentativo di aprirla, una folata di vento la chiuse violentemente, come se qualcuno ci volesse vietare l'ingresso. Ovviamente scappammo a gambe levate. Non sono più tornato in quella casa, anche perché sono sicuro che non è stato il vento a chiudere la porta, bensì qualcos'altro. Premetto che non sono pazzo!".

La Misteriosa Vecchietta

"Questa storia, accaduta cinque anni fa, mi fu raccontata da una mia cara amica che ha soggiornato a Napoli per qualche anno, in cerca di lavoro come badante, perché straniera proveniente dall'Europa dell'est. Conoscendola bene e sapendo che è una ragazza sincera, posso garantire che il racconto è piuttosto attendibile. Barbara, questo è il suo nome, grazie al passaparola tra badanti straniere, aveva trovato diversi lavori di assistenza a vecchietti non autosufficienti.

Un giorno trovò anche questo lavoro, presso due sorelle ottantenni che vivevano sole in un grande appartamento in centro a Napoli. Una delle sorelle era sempre a letto non autosufficiente, l'altra procedeva lenta con un bastone. Non erano ricche ma benestanti per mantenere la loro vecchiaia.

L'appartamento in cui vivevano era grande in quanto era una porzione di albergo. Lungo corridoio centrale con stanze a lato, ognuna con la porta rivolta al centro corridoio. Poi era stato adattato ad abitazione, con i bagni, cucina e pareti leggere a vetro per separare in porzioni questo lungo corridoio. Le vecchiette dormivano in un estremo del corridoio centrale, la ragazza alloggiava all'altro estremo. Il suo lavoro era giorno e notte, con vitto e alloggio inclusi.

Fin dalle prime sere, quando Barbara si poteva finalmente ritirare in camera dopo le ventitré, iniziarono piccoli rumori alla porta della stanza. Stanza che era arredata da un letto singolo, un armadio e un comodino, un tavolo e una sedia con le spalle rivolte alla porta. Una porta che si apriva piano quando essa era chiusa e che si accostava quando essa era aperta. Altre porte e finestre erano chiuse, quindi si escludeva il fatto di spifferi d'aria.

Durante la notte invece, a luce spenta, la ragazza sentiva all'interno della camera la presenza di una persona vicino al letto. A volte pure la sedia all'interno della stanza si muoveva di pochi centimetri trascinandosi per terra.

Barbara, dopo qualche settimana, cominciò a farsi coraggio, a rispondere alla presenza: "Chi sei? Che vuoi?". Nessuna risposta ovviamente, solo questi fastidiosi rumori che la mettevano a disagio quasi tutte le sere. Le vecchiette dormivano regolarmente tutte le notti, da quando si mettevano a letto sino al mattino.

Una sera, di fronte all'ennesima volta che la porta tendeva a chiudersi, Barbara, decisa, andò verso di essa per aprirla, ma fu stupita e spaventata quando sentì una forza che si opponeva alla sua, dall'altra parte della porta. Urlò e indietreggiò verso il letto. Poi più nulla. Nel corridoio, sempre buio durante la notte, non c'era nessuno e le vecchie erano a letto dall'altra parte. Ma non finì lì...

Un'altra sera, dopo la mezzanotte, Barbara era in camera, seduta di fronte al tavolo a scrivere una sorta di diario personale. La porta era spalancata verso il solito corridoio buio.

A un tratto una signora anziana comparve sulla soglia della porta e si ferma. Barbara esterrefatta ma non spaventata, perché quella donna non era un fantasma, almeno così credette in quel momento, rimase immobile a guardarla come si fa con una sconosciuta.

La vecchia la salutò, poi si diresse verso il muro a lato della porta, dentro al corridoio e scomparve. La ragazza, ancora in camera, uscì perché pensò a un'amica venuta a trovare le sue padrone, data l'età molto simile. Non la trovò.

Il mattino seguente fu la prima cosa che chiese alla vecchia padrona, se la sera prima un'amica fosse venuta a trovarla, e che lei l'aveva incontrata davanti al corridoio in camera sua. La smentita fu secca da parte della padrona! Lei e la sorella non avevano neppure amiche.

Dopo neanche due giorni dall'accaduto, Barbara fece presto a cercare un altro lavoro e a licenziarsi. Incontrò la donna che le passò quel lavoro, le raccontò tutto e la donna le confermò degli strani episodi che infestavano quell'appartamento, anche quando vi lavorava lei".

Il Mio Amico Manuel

"Mi trovavo a Napoli per via del lavoro di mio padre, la casa che abitavo non era vecchia, ma un appartamento al secondo piano su una palazzina di recente costruzione, la data non me la ricordo, ma era pochi mesi dopo il terremoto.

Quel pomeriggio, ero a casa da solo con mia sorella più piccola che all'epoca aveva circa dodici anni, stavamo guardando la televisione quando, guardando verso il terrazzo, vidi un uomo alto circa due metri, in realtà forse non era proprio un uomo, piuttosto una forma nera e allungata con un cappello sulla testa (non aveva braccia e neanche gambe).

Passando lentamente, si girò verso di me, sulla testa aveva due buchi dai quali vedevo attraverso, rimase lì per alcuni istanti a fissarmi. Io ero pietrificato, poi fulmineamente sparì, corsi in terrazzo, con mia sorella che non riusciva a capirne il motivo. Fuori non vidi nessuno, ma da quel giorno mi è apparso sempre più spesso iniziando a cercare di comunicare con me.

Pur non abitando più in quella casa, ma in un'altra regione, "Manuel" (questo è il nome che gli ho dato) ha continuato a starmi vicino insegnandomi a comunicare con lui e con gli altri come lui, e sono tantissimi".

Case-Fantasma a Marano

Marano terra di misteri. Via Casa Gianrusso. Strani fenomeni al secondo piano di un antico palazzo. Un'anziana donna racconta di essersi imbattuta in almeno due esseri sovrannaturali: un giovane, alto, di bella presenza, contraddistinto da una luce rossa; e un vecchietto, tipo bonario, con la barba, mingherlino. Due spiriti benevoli e portatori di fortuna, visto che furono presagio rispettivamente di un concorso vinto in qualità di insegnante di scuola materna e della nascita di un figlio. Nell'abitazione in questione diverse persone si sono stranamente tolte la vita. "Anche mio marito, deceduto alcuni anni fa - racconta la testimone - affermava di vedere spesso una donna girare misteriosamente per casa. Inoltre, nel palazzo di fronte, molti inquilini si lamentavano della presenza di spiriti alquanto dispettosi che li percuotevano, facevano volare oggetti per aria e toglievano loro, di notte, le coperte di dosso. Cose del genere qualcuno mi raccontava che avvenissero anche in alcune vecchie abitazioni della zona di Calvizzano". Via Casa Criscio. Misteriosi passi, lenti e cadenzati, si registrerebbero frequentemente in una villetta della zona. Piazza Plebiscito. Nell'area dove un tempo sorgeva Palazzo Spuntatore, abbattuto circa sedici anni fa, si aggirerebbe indisturbato uno spirito dal fare burlone in cui molti avrebbero riconosciuto il famigerato "munaciello".

Santangelo

"Questo è quanto capitato a una mia parente circa trent'anni fa. Da allora, infatti, vive perseguitata da uno spirito evocato durante una seduta medianica, tale "Santangelo". Si trovava in camera da letto, a casa sua, e un'incosciente amica interrogò con una tavoletta artigianale Ouija uno spirito passante.

Quest'amica l'aveva fatto già precedentemente altrove. Comunque, la mia parente, scettica, non ci credeva e il bicchierino, autocomandandosi, iniziò a scrivere per ben quattro volte: "Non voglio rivelare il mio nome". Poi però lo disse: "Santangelo" (persona da lei conosciuta in vita) e rispose alle domande di lei sugli sviluppi amorosi... La mia parente, terrorizzata, buttò tutto in aria, dopo aver sentito dire che nel suo futuro quest'anima vedeva per lei "una divisa" (quella che adesso indossa suo marito, un medico).

So che è la cosa peggiore interrompere così le sedute, perché lo spirito rimane se non ringrazi e dici arrivederci (parola che dev'essere già presente sulla tavoletta, considerando che molte volte questi spiriti si rifiutano categoricamente di chiudere...).

Ciò successe nel periodo di Natale. L'anno dopo suo padre morì di infarto il 24 dicembre, dieci anni dopo la madre le morì improvvisamente il 27 dicembre, cinque anni fa, a metà dicembre, lei ha scoperto di avere un tumore al seno, due anni fa una metastasi al cervello a inizio dicembre. Lei teme l'arrivo di questo infausto mese.

Che siano coincidenze me lo auguro. In tutto questo, lei si confessò con un prete suo amico, persona anziana, saggia e molto tollerante, dicendo che lei non ci credeva (un po' per rassicurare se stessa), ma lui le fece intendere che non sono i morti che parlano per loro volontà, piuttosto forze demoniache che si impossessano delle anime presenti in zona e parlano per bocca loro stabilendo contatti proibiti con la nostra dimensione...".

Una Strana Casa

"Vivo attualmente a Napoli, ma per i miei primi quattro anni ho vissuto a Capodimonte, in uno strano palazzo dove succedevano strane cose. Si dice che vi siano morte diverse persone anziane, un tempo tenute lì dentro...

La casa di cui parlo si trova a San Rocco di Capodimonte, molto vicina a un parco. A causa della mia piccola età, ho perso molti ricordi. Ciò che mi è più nitido è un volto riflesso nel lampadario della stanza da letto: un volto malefico dai terribili occhi rossi.

I miei genitori mi dicono che da piccolo guardavo sempre un angolo della suddetta stanza, in alto sopra l'armadio, ed ero terrorizzato. Una sera mio padre tentò con una scopa di mandare via la cosa che solo io vedevo, e il giorno dopo fece un incidente quasi mortale in auto.

Mia sorella, ancora neonata, fu trovata con in bocca una lampadina, ancora in corrente, che era avvitata ad un lumino molto distante da lei. Anche lei da neonata guardava lo stesso angolo in alto sull'armadio, seppur sorridendo per il fatto che fosse piccola (o posseduta, in effetti ancora oggi si comporta da vera "porta-guai").

Inoltre ricordo con terrore il salotto, che si trovava alla fine di un lungo corridoio. Posso garantire che, anche se non ricordo cosa ci vedessi, ne ero totalmente terrorizzato. E tutti gli inquilini del palazzo avevano un sano terrore nel parlare di questi strani accadimenti. Mio zio viveva nell'appartamento quasi adiacente al nostro, sullo stesso piano. Numerose volte la sua casa rischiò di andare a fuoco. Ebbe una figlia down e rischiò di diventare pazzo.

Questi sono i ricordi più sicuri che ho, ma l'inquietudine che evoca quello stabile trasuda dalle pareti. Si dice che il "fulcro" del male sia l'altra parte dell'edificio, che si trova di fronte alla mia ex-abitazione; lì si diceva vi fosse un ospizio, o qualcosa del genere, in cui gli anziani venivano trattati molto male".

VISIONI

Una Visita Inattesa

"Durante la seconda guerra mondiale, persi un fratello di soli sedici anni, fucilato dai tedeschi durante le quattro giornate di Napoli. Lo sognai all'interno di una schiera di ragazzi tutti vestiti di bianco, con dei gigli in mano. Lo chiamai e mi rispose di stare tranquilla. "Per entrare adesso - disse - abbiamo attraversato prima un lago di sangue e io sto insieme ai martiri".

La notte del 29 agosto di alcuni anni fa, giorno del mio compleanno, un giorno che non potrò mai dimenticare, sentii bussare alla porta. Vidi mio fratello, vestito di bianco, venuto a farmi gli auguri. Non ebbe modo di trattenersi perché disse di aver avuto poco tempo. Ma il solo fatto di averlo visto, anche se per pochi minuti, fu di certo il regalo più bello di tutta la mia vita".

'O Prevetariello

"Nelle ultime ore della notte, all'alba potremmo dire, a metà tra la veglia e il sonno, vidi una persona sporca di fango, aveva un lenzuolino, tipo perizoma, che gli copriva i fianchi e mi chiedeva di aiutarlo a uscire da quella situazione perché stava nell'acqua. Mi chiedeva inoltre di portargli fiori bianchi, poiché non apparteneva al mondo, ma a Gesù, alla Chiesa: era infatti un sacerdote.

Inoltre, mi fece: "Ma guardami, non mi riconosci?". E si presentò. Mi disse anche: "Non preoccuparti, perché per il tuo onomastico la situazione che tanto ti addolora si risolverà". In mattinata telefonai a mia madre narrandole l'accaduto. Lei strillò meravigliata: "Hai sognato 'o prevetariello!".

Era il fratello della mia nonna materna, morto durante la prima guerra mondiale su una tradotta militare. Mia madre non lo aveva mai conosciuto. Sapemmo che era sepolto con i Padri Oblati di Maria Immacolata a Orbetello. Un fratello di mia madre, tipo molto dinamico, avendo le chiavi della nicchia, decise di recarsi a Orbetello.

Giunto a destinazione, si presentò al custode del cimitero, che lo avvisò delle difficoltà di trovare tombe risalenti a diverso tempo addietro, anche perché tutte le tombe che riguardavano i Padri Oblati erano crollate in seguito a uno smottamento causato da un'infiltrazione d'acqua.

La cosa non finì lì, visto che il 15 ottobre, data del mio onomastico, ricevetti da alcuni miei alunni, insegno infatti in un liceo scientifico, una scatola di orchidee bianchissime. Ripensai alla richiesta di fiori bianchi fattami da mio zio sacerdote.

Nello stesso giorno, ricevetti la notizia di uno scampato pericolo per una preoccupazione che mi angosciava ed era la stessa cosa che il "prevetariello", appena pochi giorni prima, mi aveva annunciato.

La mattina dopo andai al cimitero vicino casa mia, posai le orchidee su una tomba anonima, non potendo infatti andare ad Orbetello, dedicando quel gesto a mio zio, la cui foto è oggi nella mia camera insieme alle altre persone, viventi e non, a me care".

Un Bambino di Nome Angelo

"Mi sono sposato che avevo soltanto diciotto anni - racconta il signor G.E. - le mie due figlie nacquero rispettivamente dopo il primo ed il secondo anno di matrimonio. Dato che non potevamo permetterci un terzo figlio, decidemmo di non avere più bambini.

Dove lavoravo io, ero motorista presso un'importante azienda di automobili, si trovava un ragazzo mio coetaneo, Angelo, al quale ero molto legato. Non so perché, mi veniva affettuosamente di chiamarlo "bello di papà", nonostante avesse i miei stessi anni. Col tempo cambiai lavoro e con Angelo persi ogni tipo di contatto.

Un giorno venni per caso a sapere che era morto, vittima probabilmente di un'embolia al cervello. Me ne addolorai e gli feci subito dire una messa. Appena qualche notte dopo, Angelo mi venne in visione, nella mia casa a piazza Ottocalli. Mi disse che sarei diventato padre, che sarebbe stato un figlio maschio e m chiese di dargli il suo nome.

Gli risposi che non era possibile, che mia moglie non ne avrebbe voluto sapere, che altri figli non potevamo permetterceli, ma, cedendo infine alle sue insistenze, acconsentii a quanto mi chiedeva. Ne rimasi comunque molto scosso.

Quando, la mattina dopo, raccontai a mia moglie la vicenda, non ne fu ovviamente felice. E dopo un po' mia moglie scoprì di essere incinta. Nonostante fossimo contrari per principio all'aborto, ci rendemmo però conto che, qualora fosse nato, quel bambino avremmo avuto grosse difficoltà a mantenerlo, prendemmo quindi la drastica decisione di non farlo venire al mondo.

Ma mia moglie non riuscì in alcun modo ad abortire, quasi come se una mano santa proteggesse il bambino. Alla fine ci rassegnammo alla sua nascita. Mia moglie partorì al Policlinico Nuovo e fu una gioia immensa scoprire che si trattava di un figlio maschio esattamente come il mio amico Angelo mi aveva profetizzato. E fu proprio Angelo il nome che diedi a mio figlio, mantenendo così la promessa fatta tempo prima ad un amico...".

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