Storie vere di fantasmi napoletani - Sesta parte: i misteri del sottosuolo

a cura di Alberto Ferrero

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Storie vere di fantasmi napoletani, sesta parte: i misteri del sottosuolo. La Napoli sotterranea presenta tanti misteri quanti quella di superficie. Dai ritrovamenti storici legati al passato greco-romano fino alle leggende derivate dallo spiritismo o alle apparizioni di creature mitiche o fantastiche, i segreti del sottosuolo partenopeo sono ancora ben lontani dall'essere totalmente chiariti.

Cimitero delle Fontanelle

Situato nel quartiere della Sanità, costruito in un antica cava di tufo, "il cimitero delle fontanelle" era l'ossario dove venivano ammassati tutti i morti di epidemie, dalla terribile e decimante peste del 1656, da cui provengono la maggior parte degli scheletri lì ancora presenti, fino all'epidemia di colera del 1836, anno di chiusura del cimitero.

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Aperto al pubblico nel marzo 1872, fu chiuso nel 1969, a causa della condanna da parte dell'allora cardinale Corrado Ursi nei confronti di una "manifestazione pagana" quale il culto delle ossa. Culto che consisteva nell'adottare un cranio a cui corrispondeva un'anima definita "pezzentella", ovvero sconosciuta, abbandonata, priva di preghiere, dandogli sistemazione in una cassetta di legno o marmo affinché fosse riparato dalla polvere.

Chiunque aveva così modo di coltivarsi il proprio defunto, ognuno col suo nome, ognuno onorato con lumini, fiori e preghiere per la salvezza di quell'anima ritenuta in Purgatorio. Più che per spirito compassionevole, l'adozione avveniva per semplice opportunismo. Se le richieste, infatti, di grazia e protezione, da parte dell'adottante, non venivano soddisfatte, l'anima "pezzentella" in questione veniva non solo sostituita, ma anche abbandonata nella trascuratezza e nella polvere nelle quali versava precedentemente.

In caso di grazia ricevuta, non mancava all'appello l'inspiegabile fenomeno relativo alla trasudazione dei crani, quasi un segno di gratitudine da parte del defunto nei confronti del suo "padrone". Episodi e leggende circolanti su tale luogo si sprecano abbondantemente: "La parte più interessante del Cimitero delle Fontanelle - racconta lo storico napoletano Aldo De Gioia - è un teschio enorme, il cosiddetto teschio del capitano, "'a capa 'ro capitano". Bisogna tener presente che, tra le figure di fantasmi, a Napoli "'O Capitano 're Fontanelle" è molto importante, anche se, più che a un capitano, molti tendono ad attribuire lo scheletro in questione a un carabiniere.

Dei fatti strani riguardanti questo posto esistono veramente, lo so perché li ho toccati con mano. Parlando delle Fontanelle, mi ricordo che una signora che abitava nel mio palazzo, risiedevo nella Napoli antica in tempo di guerra, aveva due figli, due giovani di circa vent'anni, che erano partiti per il fronte, non avendone poi però più notizie.

Consigliata da alcune amiche, una mattina, era il mese di luglio del '43, andò al Cimitero delle Fontanelle e riuscì a parlare con colui che fungeva da guardiano. Dietro compenso, il guardiano pregò questa signora di tornare il giorno successivo, poiché le avrebbe lasciato la chiave di quel luogo. "Pregate la testa del capitano - fece - e non vi preoccupate". La mattina dopo la signora tornò, trovò la chiave, aprì ed entrò così nel cimitero. Si avvicinò subito al teschio del capitano, s'inginocchiò e lo pregò come se fosse stato un santo. Dopo una decina di minuti, sentì dei passi come di più persone che stessero per entrare.

Si girò e vide due carabinieri. La cosa le diede un sospiro di sollievo, non era più da sola e a maggior ragione, anzi, se si trattava di carabinieri. Il tempo di girarsi un'altra volta, i carabinieri erano svaniti, ma sentiva ancora i passi. Presa dalla paura, tornò indietro, salì tremante le scale e trovò la porta chiusa a chiave così come l'aveva lasciata lei. Tirò fuori la chiave, aprì e pensò a come quei due carabinieri potessero essere entrati se la porta era chiusa. Scappò via in condizioni pietose, piangendo.

Una volta arrivata a casa, ricevette la visita di due carabinieri! Come se li vide davanti, la signora svenne. Fatta rinvenire, i carabinieri le comunicarono la notizia da lei tanto ardentemente attesa. Avevano infatti con sé due lettere scritte dai figli della signora, aperte, dato che allora vi era la censura: stavano bene e ben presto sarebbero tornati a casa!".

Napoli Sotterranea

Il regno del sottosuolo districato in una serie di vie e viuzze, catacombe, cunicoli, piazze, grotte, canali, serbatoi, condotte scavate in epoca antica da greci e romani ma anche in tempi più recenti da privati cittadini, vasche profonde come laghi, voragini, spelonche alte quanto gli interni delle cattedrali, strapiombi, pozzi profondi, come quelli di Pizzofalcone e dell'Ospedale della Trinità, "dalle cui bocche - come affermò il giornalista Carlo Nazzaro in un articolo apparso sul Corriere della Sera - è possibile, in pieno giorno, osservare il cielo senza che giunga in fondo l'azione della luce solare". Tutto questo è Napoli Sotterranea.

Vi si calò diverso tempo fa, scortato da un pozzaro, l'ingegnere Guglielmo Melisurgo, che raccontò la sua esplorazione in un libro denominato appunto Napoli Sotterranea. L'Associazione Napoli Sotterranea, nata circa quindici anni fa, si pone come realtà orientata verso i sottosuoli della città, per un loro recupero e una loro valorizzazione.

Fin dai tempi delle cronache datate anni '50 e '60, laddove si leggeva dietro una tragedia la presenza di cavità del sottosuolo, ovvero palazzi sprofondati, strade sprofondate, voragini che si aprivano inaspettatamente ingoiando uomini, macchine e cose (in corso Vittorio Emanuele e in via Aniello Falcone i casi più eclatanti), fin da quei tempi notevole l'interesse ed elevata la curiosità per la vasta bellezza offerta dal sottosuolo della nostra città.

"La mia è una vita dedicata alla speleologia urbana - afferma lo speleologo Enzo Albertini, Presidente dell'Associazione Napoli Sotterranea - Una cavità dietro l'altra, ottenute tutte le autorizzazioni, pozzo dopo pozzo, è nato un gruppo. Finora risultano censite 1.000 cavità e abbiamo svolto il 70% del nostro lavoro". Il mistero, il fascino, una sorta di viaggio "urbanistico", da quindici anni a oggi molte persone, di vari paesi, hanno potuto ammirare le bellezze sotterranee, fiore all'occhiello di Napoli. "Oggi - prosegue Albertini - ci vengono richieste visite guidate da ogni parte del mondo".

La Storia

I primi manufatti di scavi sotterranei risalirebbero a circa 5.000 anni fa, quasi alla fine dell'era preistorica. Successivamente, i Greci prelevarono grosse quantità di tufo per la costruzione delle mura e dei templi, scavando numerosi ambienti per creare una serie di ipogei funerari. Dopo anni di ricerche sotterranee, Enzo Albertini ha riportato alla luce, a circa quaranta metri di profondità, al di sotto del cimitero di Santa Maria del Pianto, una cava, da cui i Greci prelevarono tutto il materiale tufaceo per la costruzione della fortificazione della Neapolis del IV secolo a.C., lasciando sulle pareti monogrammi e graffiti identici a quelli ritrovati sulla cinta muraria a piazza Bellini e a via Foria.

Toccò poi ai Romani costruire, in epoca augustea, un grandioso acquedotto e una serie di gallerie viarie: grotta di Cocceio e grotta di Seiano. Un nuovo acquedotto venne poi costruito, nel 1629, da un facoltoso nobile napoletano, il Carmignano, riscontrata l'insufficienza da parte del vecchio acquedotto e delle numerose cisterne pluviali a estinguere la sete.

Abbandonato agli inizi del '900, nel momento in cui si cessa di scavare, costituito da una vasta gamma di cunicoli e cisterne di oltre un milione di mq. che attraversava in lungo e in largo la città, lo scoppio della seconda guerra mondiale e i conseguenti bombardamenti ridanno importanza al sottosuolo, le cui gallerie vengono utilizzate come ricoveri antiaerei.

"Negli anni '40 il nostro sottosuolo - afferma Albertini - divenne rifugio antiaereo, durante la guerra venivano utilizzati pochi spazi. La paura dei bombardamenti era enorme e mancava la serenità per studiare la realtà sotterranea". Attualmente molte le cavità non più raggiungibili in quanto ostruite da detriti scaricati abusivamente da pozzi collegati al sottosuolo, soffocando in tal modo l'enorme interesse sia storico che culturale per la città di Napoli e impedendo di fatto il proseguire delle escursioni.

Il Teatro Greco-Romano

Nascosto per diverso tempo, spuntato improvvisamente da un "basso", ora di proprietà dell'Associazione, il teatro greco-romano, anch'esso nel sottosuolo, secondo appuntamento della Napoli Sotterranea, gode di un ingresso piuttosto insolito, un basso in vico Cinque Santi.

Scoperto di recente, tra i più importanti e ampi del tempo, si narra che persino Nerone vi si volle esibire, presentando le opere da lui composte nella città, l'unica rimasta di lingua e di cultura greca. Gli scrittori antichi raccontano di come avesse assoldato per l'occasione addirittura spettatori compiacenti tra la plebe pur di farsi applaudire, non interrompendo il proprio canto neppure di fronte ad un terremoto.

"Un atto di coraggio il mio - afferma Albertini - quello di riutilizzare vecchi bassi napoletani. Fu curioso il fatto che una signora si fosse trovata, sotto il proprio letto, una botola che conduceva proprio al teatro". Di tale teatro non è mai stato creato un piccolo ingresso. Il fatto poi che nel 1600 sia stato inglobato da ben cinque fabbricati, lo ha nascosto per diverso tempo fino a farne perdere le proprie tracce. Oggi è parte integrante di quel meraviglioso ed affascinante mondo sommerso denominato Napoli Sotterranea.

La "Zoccola" Gigante e il Re dei Topi

Il sottosuolo napoletano prolifera di topi. Un singolare episodio ci riporta indietro nel tempo a tantissimi anni fa, intorno agli anni '50, laddove dalle voragini partenopee fuoriuscì una spaventosa "zoccola", enorme topo di fogna in tal modo definito a Napoli, lunga, a quanto pare, oltre un metro e venti e pesante circa sette chili (anche se vi è da chiedersi chi avrà mai avuto il coraggio di pesarlo e misurarlo).

L'orrenda bestia aggredì un vecchio e fu poi uccisa a revolverate da un audace carabiniere. Non mancano avvistamenti di tale animale persino in periodi recenti. Enorme, grosso quanto uno yorkshire, se non oltre, vivendo prevalentemente nel sottosuolo, avrebbe infatti grosse difficoltà a muoversi di giorno. Chi lo ha visto, ha avuto giusto il tempo di osservarlo intrufolarsi nella falla di qualche stabile ancora in costruzione.

Qualcuno sostiene inoltre di aver trovato nel sottosuolo persino il cosiddetto "Re dei Topi", leggendario animale dalle numerose teste già segnalato due volte a Parigi (nel '700 e nell'800) e una volta a Milano, tra le macerie nel periodo poco successivo alla seconda guerra mondiale.

Catacombe di San Gennaro

Costruite a difesa delle prime e crudeli persecuzioni cristiane sotto l'Impero Romano, le catacombe di San Gennaro, così denominate per l'immagine del santo ivi presente, hanno custodito per innumerevoli secoli ospiti, scheletri risalenti non soltanto all'epoca romana, ma anche al periodo dell'infausta peste (1656).

Nonostante i corpi, ammassati per diverso tempo l'uno sull'altro o riuniti in gruppi, risultino oggi rimossi, gli ospiti delle catacombe non avrebbero "spiritualmente" ancora abbandonato quel luogo di morte e di dolore; frequenti infatti fenomeni di vario tipo, quali sussurri, voci, lamenti, ombre che riescono a confondersi col buio aggirandosi indisturbate nei meandri delle catacombe.

Catacombe di San Gaudioso

Situate al di sotto della chiesa di Santa Maria della Sanità, spettacolo macabro e suggestivo allo stesso tempo, le catacombe di San Gaudioso conservano ancora le nicchie contenenti personaggi celebri: il cavaliere Scipione Brancaccio, il pittore Giovanni Balduccio, la principessa Giovanna Gesualdo, il magistrato Marco Antonio de Ponte, soltanto per fare qualche nome. Particolarità di tali catacombe è il modo piuttosto inusuale tramite il quali i cadaveri venivano inumati, un po' come accadeva anche nel Cimitero delle Monache a Ischia.

Collocati all'interno di una nicchia, poco profonda, a sedile, i corpi venivano poi ricoperti, una volta scheletriti, lasciando comunque esposto il teschio, attorno al quale veniva disegnato il resto dello scheletro. Su ogni nicchia ben delineati simboli rappresentanti la posizione sociale o la professione del defunto. Luogo strano e spettrale, non bisogna affatto stupirsi se qualcuno afferma di aver visto molti di tali ospiti passeggiare tranquillamente per le catacombe...

Il Barone di Chiaiano

Secondo un'antica leggenda popolare, un ricco barone, vissuto nella frazione di Chiaiano nel '600 circa, per sfuggire alla grave epidemia di peste, scappò lungo un cunicolo sottostante la sua abitazione, portando con sé tutti i suoi averi. Da allora in poi nessuno ne ha mai saputo più nulla. Si ritiene infatti che sia rimasto sepolto lì sotto, chissà, probabilmente fulminante vittima di quello stesso male che tanto ostinatamente volle evitare.

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