Alfabeti magici

a cura di Demian Loki

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A partire dai tempi antichi, alla parola scritta è stato attribuito un potere che va al di là dell'informazione che può trasmettere ed è collegato ai glifi stessi della scrittura. Gli alfabeti magici, dagli Egizi ai Templari, dalla corte della regina Elisabetta I alle rune germaniche, hanno rivestito un ruolo fondamentale, tanto in letteratura quanto nella realtà della magia tradizionale.

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Gli alfabeti e i simboli magici sono sempre stati fonte di ispirazione nel genere Fantasy, basti citare l'alfabeto elfico di Tolkien. Nella fantascienza sono stati poco sfruttati, non avendo molta attinenza con tematiche scientifiche.

Nella sottocategoria del Science Fantasy potrebbero essere più sfruttati, proprio grazie alla contaminazione tra generi che rende meno vincolati a una totale verosimiglianza empirica della narrazione.

Sperando possano essere di ispirazione per aspiranti narratori fantastici, eccovi una breve carrellata di alfabeti che vennero usati da maghi antichi.

Spesso questi alfabeti avevano una doppia valenza: criptare le ricerche del mago, velando i significati dietro caratteri sconosciuti a eventuali curiosi o nemici; secondariamente le stesse lettere si riteneva avessero il peculiare potere magico di abbattere i confini con i mondi Superni o Inferi, o di essere la calligrafia comprensibile agli spiriti.

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Alfabeto isiaco

Rappresentazione di Isis nel tempio di File ad Assuan, in Egitto - Immagine in pubblico dominio, utente Anna Carotti, fonte Wikimedia Commons

Rappresentazione di Isis nel tempio di File ad Assuan, in Egitto.

L'alfabeto Isiaco deriva dal culto della Dea Egizia Iside.

Iside (o Isis) era la la divinità più onorata, moglie di Osiride, Dio dei morti, che venne resuscitato da lei grazie alle sue formule magiche.

Per questo Iside fu da sempre considerata Dea della magia. In paesi e tempi diversi la Dea si chiamò Askarot, Astarte, Diana o Ecate, ma sempre fu la patrona dei misteri sacri, la protettrice degli amori, della vita, delle madri e dei bambini; era anche una forma archetipale della "Grande madre" che affonda le sue origini nella preistoria più ancestrale dell'uomo. Il senso di mistero che l'umanità ha sempre provato innanzi al destino e alle avverse forze della natura esigeva una risposta e una protezione.

Nacque allora la fede nella presenza nel Cosmo di una benevola forza generatrice e materna che avrebbe saputo lenire il dolore. L'importanza del principio femminile nel Creato con Iside in Egitto, Istar e Innanna in Mesopotamia, Atena in Grecia, Demetra, Core, Hera in Sicilia, Maia in India, dominò l'ambiente antico nel campo religioso e magico. In Grecia la figura di Iside si fuse con quello di Demetra e le sue sacerdotesse assolsero la funzione fondamentale di preparare i candidati ai misteri; la statua della Dea veniva in primavera portata in solenne processione nelle campagne a protezione dei raccolti, secondo l'iconografia pressoché universale della Grande Madre che simboleggiava la natura feconda. I misteri si evolsero da questi semplici culti agrari, gli adepti impararono cosa fosse la magia, quella che poteva dare felicità e aiuto, perché era rivolta verso la natura, e permetteva agli adepti di ascendere dopo morti al regno luminoso della Dea. Ma in un secondo periodo si sviluppò quel tipo di magia che in seguito prese il nome di nera, in cui le valenze positive della Dea erano secondarie, venendo vista soprattutto come regina delle forze ctonie e oltretombali.

Il particolare alfabeto a lei connesso fu probabilmente una innovazione medievale, ma è certo che venne usato per evocare la Dea della magia.

Alfabeto enokiano

Ritratto anonimo di John Dee, attualmente conservato nell'Ashmolean Museum, Oxford, Regno Unito. Immagine in pubblico dominio, fonte Wikimedia commons

Ritratto anonimo di John Dee, attualmente conservato nell'Ashmolean Museum, Oxford, Regno Unito.

Alfabeto inventato nel XVI secolo dal mago di corte inglese John Dee, personaggio controverso che secondo molti fu ingannato dal suo medium preferito, tale Kelly, un ex galeotto.

Tramite esperimenti di channeling ottenne dagli stessi angeli i caratteri e il linguaggio angelico o Enokiano. Questo idioma e i suoi caratteri consentivano sia opere di bassa negromanzia (la pratica divinatoria che prevede l'evocazione degli spettri) sia l'evocazione di spiriti superiori e Dominazioni angeliche.

L'alfabeto enokiano fu sempre il più usato dai maghi che praticavano evocazioni tangibili di esseri spirituali, ha una sua grammatica molto complessa, legata anche alle fasi astrologiche.

Molti lettori appassionati di Lovecraft lo ricorderanno come uno dei traduttori del Necronomicon. Inoltre, un suo testo scritto in codice, il Liber Logaeth, fu da molti ritenuto essere una criptica compilazione del celebre testo del "Solitario di Providence".

Alfabeto templare

I Templari, ormai ipersfruttati in tutte le trasmissioni dedicate agli enigmi del passato, usarono numerosi alfabeti segreti, soprattutto per la ragione squisitamente pratica di non far sapere a estranei le loro manovre e transazioni economiche. Oltre a ciò, hanno tramandato una gran quantità di immagini magico-simboliche che sono state ritrovate nelle loro fortezze. Alcuni occultisti hanno interpretato questo fatto come una spiegazione che rende conto dell'inspiegabile rapidità con la quale i Templari riuscirono ad accumulare ricchezza e divenire una potenza politica per secoli.

Secondo alcuni esoteristi la loro forza era racchiusa appunto nei loro bizzarri simboli, nel Baphomet e in altri sigilli a loro legati.

I cavalieri del Tempio avrebbero appreso, grazie ai loro contatti con gruppi ereticali asiatici, un peculiare tipo di magia che avrebbe permesso di caricare i talismani di energie magiche in grado di propiziare la sorte e il benessere.

La funzione di gran parte delle immagini magico-simboliche dei Templari sarebbe stata dunque quella di accumulare ricchezze con mezzi occulti.

Gli alfabeti occulti usati dai Templari sarebbero serviti a trascrivere il desiderio che si voleva realizzare. Energizzando le lettere con le loro forze mentali congiunte, lo avrebbero portato a compimento.

Alfabeto runico

Le rune dell'alfabeto Futhark antico - Immagine rialsciata sotto licenza  Creative Commons Attribution-Share Alike 3.0 Unported, utente Dbachmann, fonte Wikimedia Commons

Le rune dell'alfabeto Futhark antico.

Le rune erano antiche lettere della scrittura germanica e nordeuropea. Questi simboli venivano incisi su vari materiali come l'avorio, il metallo, il legno e la pietra, in quest'ultimo caso erano usate come lapidi per i defunti. Le documentazioni più antiche risalgono al 200 d.C., mentre il nome Runa vede le sue origini nelle terre scandinave e significa scrittura segreta.

Esistono più tipi di alfabeti runici, uno proveniente dalla Germania, composto da 24 rune raggruppate in 3 gruppi da 8, che è il più antico, un altro originario della Scandinavia, più recente, ed è composto da 16 rune. In Inghilterra il numero di rune è stato aumentato a 33.

La runa ha un valore sia fonetico sia ideografico, rappresenta sia un suono sia un concetto. Per esempio la runa che significa recinto, indica anche protezione e il numero 15.

Le rune venivano usate soprattutto per la divinazione. A questo scopo sembra che i Druidi usassero l'amanita muscaria per favorire la visualizzazione e la concentrazione su di esse, per alzare il velo sul futuro.

Le rune sono state spesso utilizzate nel fantasy che si ispira prevalentemente ai cicli mitologici del nord Europa.

Fonti

Web e Magic Lore in western highbrow culture - 1965, per quanto concerne il Dottor Dee

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